Isis islam e i cristiani d'oriente

Alessandro Litta Modignani
Giovanni Sale
Jaca Book, 168 pp., 15 euro

    Davvero è alle viste una “soluzione finale della questione cristiana in medio oriente”, come preconizza angosciato Bernard-Henri Lévy? Quanti sono i cristiani rimasti a vivere, oggi, in quella regione? Giovanni Sale si incarica di trovare una problematica risposta. Nel 1570, nel massimo splendore dell’Impero ottomano, il primo censimento registrò come cristiano l’8 per cento della popolazione. Tre secoli più tardi, il grande risveglio economico, sociale e demografico li fece crescere fino al 25 per cento del totale. Poi sono arrivati il genocidio degli armeni, la pulizia etnica dei greci, la repressione dei copti egiziani, la guerra civile in Libano con la fuga dei maroniti, fino alla cronaca tragica e barbarica di questi giorni in Siria e in Iraq. La causa dei massacri odierni è dovuta all’avanzata dell’Isis, non all’islam in quanto tale, avverte l’autore. Questa religione ha sempre offerto “protezione” a ebrei e cristiani (i “Popoli del Libro”) mentre il Califfato è un istituto giuridico del passato, un tentativo antistorico privo di qualsiasi fondamento teologico e religioso. Un’idea “utopistica e strumentale, in ogni caso non in linea con la tradizione sunnita”. In questo saggio sintetico e completo, l’analisi storica e teologica dell’islam – dalla divaricazione iniziale fra sunniti e sciiti fino ai giorni nostri – è particolareggiata e chiara. Nel sempre tormentato rapporto fra religione e politica, fra islam e modernità, spicca la figura di Abu Hamid al Ghazali, centrale nella teologia musulmana, vissuto a cavallo fra l’XI e il XII secolo, che Sale definisce “filosofo” e “grande pensatore”. “Certo non è bene che si eserciti una pressione in materia religiosa – scriveva al Ghazali, bontà sua – ma bisogna riconoscere che la spada o la frusta sono talvolta più utili della filosofia o della convinzione. E, se la prima generazione non aderisce all’islam che con la lingua, la seconda aderirà anche con il cuore e la terza si considererà come musulmana da sempre”. Anche il fenomeno dei kamikaze è estraneo all’islam, sostiene Sale. Come in tutte le religioni monoteiste, la pratica del suicidio è proibita. “Il Corano, in una celebre sura (III, 169) afferma che soltanto coloro che muoiono in battaglia per la causa dell’islam ottengono il premio eterno. Essi sono accolti in paradiso immediatamente e, come ricompensa del loro sacrificio, siedono alla destra di Allah, sposano settantadue donne vergini e nel giorno del giudizio si ricongiungeranno a dieci membri della propria famiglia”.
    Sarebbe un errore considerare l’islam una pratica e una cultura oscurantista, insiste Sale: “L’islam è una religione che predica la pace e la misericordia”. L’odio ideologico verso l’occidente è soprattutto di natura psicologica e culturale. Occorre tenere in considerazione quella che l’intellettuale libanese Samir Kassir definì “l’infelicità araba”, che è anche “lo sguardo degli altri (…) che ti rimanda alla tua condizione ritenuta ineluttabile, ridicolizza la tua impotenza, condanna a priori la tua speranza”. Un’infelicità che genera anche risentimento e desiderio di ribellione. Così, ad esempio, circa l’8 per cento dei francesi è musulmano, ma una percentuale fra il 18 e il 25 per cento dei giovani francesi guarda con simpatia allo Stato islamico. Si tratta di persone “psicologicamente fragili”, un fenomeno da affrontare “con il dialogo interculturale e interreligioso”. Si calcola che i cristiani in medio oriente siano oggi fra i 7 e gli 11 milioni. “Non ci rassegniamo a pensare il medio oriente senza i cristiani” ha detto Papa Francesco il 21 novembre del 2013  ricevendo in Vaticano i partecipanti alla plenaria della Congregazione per le chiese orientali.

     

    ISIS ISLAM E I CRISTIANI D'ORIENTE
    Giovanni Sale
    Jaca Book, 168 pp., 15 euro