La musa

Jonathan Galassi
Guanda, 243 pp., 18 euro
La musa

Il mondo degli editori sarebbe certamente un posto migliore se non fosse per quei maledetti autori”. Egocentrici e capricciosi, hanno sempre bisogno che qualcuno li tenga per mano: gli scrittori sono davvero insopportabili. Paul Dukach ascolta i commenti dei suoi colleghi ma non ci crede; è giovane e appassionato, i libri sono l’unica realtà che conosce veramente e questo non gli dispiace per niente. L’autore di questo romanzo, Jonathan Galassi, dopo aver passato una vita intera a occuparsi dei libri degli altri, come editore e come traduttore di poeti del calibro di Giacomo Leopardi ed Eugenio Montale, ha deciso di esordire all’età di 66 anni con la sua storia, “un frammento di un mondo che un tempo esisteva al posto del nostro”. In quegli anni, per un adolescente che credeva di essere nato sbagliato nel momento sbagliato, la letteratura rappresentava l’unico rifugio accogliente. Durante un opaco pomeriggio d’autunno, Paul Dukach, ancora ragazzino, rovistando tra gli scaffali di una libreria scoprì Ida Perkins e le sue poesie. Corteggiata da editori, letterati e uomini affascinanti, la Perkins era una donna bellissima e sfuggente, Paul se ne innamorò immediatamente e per tutta la vita. L’amore è un sentimento tutt’altro che felice, questo i poeti e i loro lettori lo sanno bene, ma preferiscono non pensarci. Pochi anni dopo, sempre sulle orme di Ida, Paul entrò a far parte di quel gruppo di “disadattati di talento” della P&S, l’ultima grande casa editrice indipendente di New York, fondata e diretta da Homer Stern, un uomo affascinato dalle donne più che dai libri. Ida, pur essendo presente nei discorsi di tutti, era lontana e inarrivabile, Paul ormai sapeva tutto di lei: conosceva la sua vita e i suoi dolori, i suoi mariti, le sue amanti e la sua voce ansimante che si negava a tutti. Sarebbe mai riuscito a incontrarla? Un giorno conobbe Sterling Wainwright, lontano parente e unico editore delle opere di Ida. Attraverso l’amicizia di Sterling, Paul riuscì a percorrere i luoghi del passato della poetessa, rimanendone ancora più affascinato. Intanto, nel presente dell’editoria c’erano le fiere di Francoforte e nuovi capolavori che non riuscivano a sostituire  quelli vecchi. La Guerra fredda era finita e l’America era riuscita a imporsi anche dal punto di vista culturale, i lettori europei erano costretti a fare i conti con i romanzi  provenienti da oltreoceano. In generale, i nuovi scrittori di bestseller erano mercanti di parole ben vestiti e sorridenti, niente a che vedere con il talento, l’angoscia e la solitudine delle poesie di Ida. Paul, chino sui suoi manoscritti, non si accorgeva che la vita lo sfiorava appena. La carta non interessava più a nessuno, anche il futuro stava andando da un’altra parte. Quando, dopo molti anni, riesce finalmente a incontrare la donna che ha cambiato la sua vita,  Paul si ritrova davanti una donna fragile e riservata. Ida Perkins non aveva più niente della sua antica e leggendaria esuberanza: a 84 anni era bella come se l’era sempre immaginata. “Quand’è che gli scrittori saranno liberi di vivere la loro noiosa vita?”. Rinchiusa a malincuore in un palazzo affacciato sul Canal Grande di Venezia, la città che più di tutte le altre odorava di morte, la donna si era accorta che no, la poesia non era tutto, prima bisognerebbe essere capaci di vivere, ma come? “La poesia è roba da disadattati”.  E allora gli amori e gli abbandoni, le urla, i tradimenti, gli scandali, la gelosia e tutto il materiale di tutte le poesie del mondo, che Ida consegna nelle mani del ragazzo prima di allontanarsi per sempre. Con questa storia piccola e antica Jonathan Galassi trattiene e descrive un mondo in bianco e nero che forse da qualche parte è capace di resistere ancora.  

 

LA MUSA
Jonathan Galassi
Guanda, 243 pp., 18 euro

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi