Foto Ap, via LaPresse

lettere al direttore

Aiuti umanitari e stampa, due richieste da fare a Israele (e una postilla)

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Alle Idf, le Forze di difesa israeliane, che accusano  i giornalisti operanti nella Striscia di Gaza di essere amici di Hamas (non è comunque un buon motivo per ucciderli) viene replicato che  “è impossibile lavorare a Gaza senza aver contatti con Hamas, che non è solo la milizia terrorista del 7 ottobre, ma un governo e un partito”. D’accordo. Si dovrebbe riconoscere nello stesso tempo che questi “contatti” non garantiscono un’informazione oggettiva, ma producono una narrazione addomesticata dagli interessi di quel “governo” e quel “partito”, che non sono certamente strenui difensori della libertà di stampa. Si spiega così l’unilateralità pro Pal delle cronache di quella tragedia.
Giuliano Cazzola

L’unilateralità del discorso pubblico sulla guerra in medio oriente dipende da molti fattori. Su uno di questi si potrebbe intervenire velocemente. E riguarda il tema degli aiuti umanitari. Chiedere a Israele di rispettare il diritto internazionale e fornire cibo, acqua, medicine e proteggere la popolazione civile ancor più di come lo fa oggi è più che necessario. E ogni sforzo per sottrarre a Hamas il controllo del mercato nero è necessario (compreso far paracadutare mini pacchi direttamente sulle tendopoli). Quello che Israele dovrebbe fare è dare la possibilità ai giornalisti di raccontare, anche embedded, con i propri occhi dinamiche e storie oggi raccontate solo con una lente di ingrandimento. Con una postilla: chiedere a Israele di rispettare il diritto internazionale è sacrosanto, chiedere ai protettori  di Hamas (Iran, Turchia, Qatar) di fare pressioni sui terroristi per liberare gli ostaggi dovrebbe esserlo pure. La prima pressione esiste, la seconda no.

 


    

Al direttore - Vorrei far giungere a Giuliano Ferrara i miei più grandi complimenti per la stupenda “Lettera a Sofri” pubblicata ieri mattina. Ha confermato, con coraggiose parole, dure perché vere, come la penso e che ogni giorno di più mi fa sentire marginale rispetto a come la pensa la maggioranza. Grazie per la boccata di ossigeno che oggi ho ricevuto nel ricordare Golda Meir e il suo “vi perdoneremo perché ci avete uccisi ma non vi perdoneremo perché ci avete costretti a uccidere i vostri figli” che andrebbe affisso in migliaia di manifesti e ripetuto come un mantra contro tutti i pacifisti da salotto che maramaldeggiano in televisione e su certi giornali.
Salvatore Indelicato

   


   

Al direttore - A Verdone e a tutti i pentiti di aver firmato l’appello per non far andare Gal Gadot e Gerard Butler alla Mostra del Cinema di Venezia dico: non so se è più desolante la vostra firma all’appello, la superficialità con cui avete accettato di firmare o le maldestre giustificazioni postume. Quando firmate non leggete? La gente guarda a voi, anche quella semplice che al contrario, prima di firmare lo fa.
Anna Marina