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lettere al direttore

L'Australia insegna a combattere l'odio che vuole la morte degli ebrei

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Nei giorni scorsi diversi tg e quotidiani nazionali hanno dato molto rilievo a questa notizia:  bulldozer israeliani sradicano più di tremila ulivi in Cisgiordania. Come a dire che, insieme ai bambini, ai dottori e ai giornalisti, l’Idf infierisce persino contro gli alberi che simboleggiano pace, speranza, fertilità. In realtà a al Mughayyir, dove è avvenuta l’eradicazione, i terroristi palestinesi usano sparare contro i pastori ebrei per poi farla franca nascondendosi proprio in quei campi che, dopo la fine del diluvio universale, sono diventati emblemi di salvezza. Ma ciò non ha impedito ai soliti noti della sinistra domestica di esprimere sconcerto, indignazione, collera per il barbaro episodio. Eppure in Italia è successo di peggio. E’ successo che dal 2013 sono stati abbattuti non tremila, ma ventuno milioni di ulivi. E sono stati abbattuti in un’area di settecentosettantamila ettari, pari a  più di un terzo della superficie di Israele. Una strage che è costata molti miliardi di euro. Tutto questo è successo in Puglia, governata da un presidente del Pd che ancora non si rassegna a farsi da parte nelle prossime elezioni regionali. Come in Cisgiordania, anche nella terra dove sono nato si è giocata una battaglia a colpi di fake news, con la Monsanto che avrebbe diffuso un virus della Xylella sviluppato in laboratorio. I responsabili dell’ecocidio (così venne definito) furono perseguiti dalla magistratura per anni. Comme d’habitude, tutti assolti con formula piena. Era infatti Xylella, una malattia micidiale che può essere curata, ironia della sorte, con un composto chimico brevettato a Tel Aviv. Ma invece che sulla scienza, i dem e i pentastellati preferirono puntare sulla teoria del complotto. Brutta storia. Da non dimenticare. 
Michele Magno

Altra storia utile da segnalare e anche da ricordare. Una storia che non arriva dall’Italia, e neppure dall’Europa, che arriva dall’altra parte del mondo, ma che parla in modo dirompente al nostro mondo. La storia viene dall’Australia, dove le istituzioni hanno fatto una scelta importante. Prima hanno accertato il coinvolgimento diretto dell’Iran in due attacchi antisemiti: un ristorante kasher incendiato a Sydney e una sinagoga colpita a Melbourne. Dopo di che il governo di Canberra ha espulso l’ambasciatore iraniano e ha avviato un processo per inserire le Guardie della rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche. E lo ha fatto seguendo una logica che nell’Europa dei doppi standard non andrebbe mai dimenticata. L’antisemitismo non è alimentato dalla tragedia di Gaza. L’antisemitismo non è frutto di una reazione. E’ frutto di un’azione. Di un’ideologia. E chiudere gli occhi di fronte a chi alimenta quell’ideologia significa aver scelto di non difendere la democrazia. Criticare Israele per il dramma di Gaza è più che legittimo. Combattere senza sconti i terroristi che vogliono investire sulla trasformazione di ogni ebreo in un peccatore mortale pure. Complimenti all’Australia. 

    


   

Al direttore - Insegnavano i nostri Maestri che i giudici interpretano e applicano le leggi e che dottrina e legislatori si preoccupano di difendere la società per adeguare quando occorra le leggi alla massima tutela della società e a esigenze di giustizia. Non rispondono a tali princìpi recenti sentenze di condanna che in base a una “giurisprudenza evolutiva” hanno condannato amministratori apicali di aziende prescindendo da ogni nesso causale tra i gravissimi eventi in cui un grande numero di persone ha perso la vita e il loro operato. Potremmo deprecare decisioni organizzative inadeguate, ma non rendiamo giustizia alle vittime con condanne contrarie ai principi penali basilari e alla legge poste a tutela di tutti.
Ringrazio e saluto cordialmente.

Carmine Meoli

   


    

Al direttore - Ferrara sulla Meloni ha dipinto un bel quadro, valido per l’interno e l’estero. E’ di una serie superiore. Rischia, se continua così e, come è ben possibile, se vince le prossime elezioni politiche, di entrare nell’Olimpo dei premier del Dopoguerra, al fianco dei De Gasperi, Fanfani, Andreotti, Moro, Craxi, Berlusconi. Tanto di cappello.
Francesco Scollo