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lettere al direttore

L'orgogliosa “setta” fogliante in difesa di Israele. Quando Falcone propose la separazione delle carriere

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Caro Cerasa, un economista italo-veneto-americano ha definito il Foglio la “setta dei liberali con la bava alla bocca” per le sue posizioni, in particolare, di difesa intransigente delle ragioni di Israele. Ci tengo a dirle che mi onoro di appartenere a questa setta.
Michele Magno

Smack.


Al direttore - Ho appena finito di leggere il suo fondo sulla separazione delle carriere definita riforma di sinistra e mi ha fatto ricordare una mia lettera del 14.01.2002 (lei forse non era ancora maggiorenne) pubblicata sul Foglio. Una prova convincente che la carriera unica dei magistrati era ed è ideologicamente di destra, propugnata con vigore dal ministro Grandi nella sua relazione del 30 gennaio 1941-XIX.
Zoilo Spinella

“Comincia a farsi strada faticosamente la consapevolezza che la regolamentazione delle funzioni e della stessa carriera dei magistrati del pubblico ministero non può più essere identica a quella dei magistrati giudicanti, diverse essendo le funzioni e, quindi, le attitudini, l’habitus mentale, le capacità professionali richieste per l’espletamento di compiti così diversi: investigatore a tutti gli effetti il pubblico ministero, arbitro della controversia il giudice. Su questa direttrice bisogna muoversi, abbandonando lo spauracchio della dipendenza del pubblico ministero dall’esecutivo e della discrezionalità dell’azione penale, che viene puntualmente sbandierato tutte le volte in cui si parla di differenziazione delle carriere. Disconoscere la specificità delle funzioni requirenti rispetto a quelle giudicanti, nell’antistorico tentativo di continuare a considerare la magistratura unitariamente, equivale, paradossalmente, a garantire meno la stessa magistratura, costituzionalmente garantita sia per gli organi requirenti che per gli organi giudicanti”. Giovanni Falcone, 1989.



Al direttore - Diceva la comunicazione ufficiale delle sigle sindacali alle quali aderiscono le cooperative taxi nazionali che, in occasione dello sciopero di ieri, 21 maggio, i servizi sarebbero  stati “garantiti esclusivamente nelle fasce di garanzia e per alcune categorie come gli anziani e i disabili”. Trovo l’uso dell’avverbio del tutto errato, in quanto, in spregio a una norma di legge, nemmeno ai disabili, quale io sono temporaneamente a causa di un incidente, è stato garantito alcunché. Per una volta, anzi, mi sono sentita come tutti gli altri cittadini, inclusa nel disservizio. Ho trascorso la serata del 20 maggio attaccata al telefono, alla ricerca di una sigla a Milano e a Roma che potesse garantirmi il trasporto verso la stazione Centrale e da Termini alla mia destinazione, ricevendo risposte (“questo è uno sciopero autorizzato”, “non possiamo garantire niente”, “non abbiamo le liste”) che definisco bislacche per non chiosare con il sostantivo che meritano: fuorilegge.

Fabiana Giacomotti


Al direttore - Ho ascoltato ieri l’intervento dell’ex presidente Marcello Pera, al Senato, sul tema del premierato, e mi ha colpito in positivo. Qui un passaggio: “Se dovessi riassumere le mie obiezioni – oltre alla fiducia iniziale da togliere, ai contrappesi da aumentare, allo Statuto dell’opposizione da introdurre che però l’opposizione non vuole – direi questo: il progetto del governo prevede che il presidente del Consiglio sia eletto direttamente ma non dice come. Tutto è demandato a una legge elettorale, e io ho seri dubbi che una legge elettorale, da sé sola, senza previsioni costituzionali, possa risolvere il problema del voto estero, del possibile diverso esito elettorale Camera-Senato, della divisione dei poli politici in tre anziché in due, della soglia per ottenere il premio”. Che ne pensa?
Luca Marini

Perfetto.


Al direttore - Ma il gatto di Miccichè che aveva viaggiato sull’auto blu aveva allacciato la cintura di sicurezza? Questo è il dilemma.
Margherita Boniver