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Lettere

Un agricoltore formidabile e ottimista da invitare a Sanremo

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Mi si nota di più se dico che ho visto o non ho visto il Festival di Sanremo?
Michele Magno


Molto più chic dire: l’ho visto e io avrei fatto così. E siccome anche noi siamo molto chic, un appello. Ci sarebbe un agricoltore formidabile da invitare a Sanremo. Un ottimista. Si chiama Massimo Carlotti, è presidente di Terre dell’Etruria, ha quasi 4 mila imprese agricole associate, 220 addetti, 80 milioni di fatturato e ieri al Tirreno ha rilasciato un’intervista perfetta. Sentite. “Protestare non basta. E la demagogia di chi chiede di azzerare la Pac attaccando Bruxelles a testa bassa potrebbe essere un boomerang, per gli stessi agricoltori. Il 30 per cento del bilancio dell’Unione europea, finanziato con le tasse dei cittadini, viene assorbito dall’agricoltura, e inseguendo la demagogia qualcuno potrebbe anche dire che al settore primario vanno troppi soldi, o che sono stati spesi male. Con le tasse degli europei sono stati finanziati i contributi a fondo perduto per l’acquisto di trattori e macchinari, all’imprenditoria agricola giovanile, all’organizzazione delle filiere, al marketing delle produzioni agricole e così via. Occhio, quindi, perché non vorrei mai tornare indietro di trent’anni”. Un trattore europeista. Perfetto. Fantastico. Invitatelo. Basta anche un qua qua. 


 

Al direttore - “Monte dei Paschi, da preda a predatore?”, titolava (in modo scherzoso) un editorialino del Foglio dopo i risultati di bilancio e il ritorno alla cedola della Banca più antica del mondo. In effetti, la risalita del Monte è decisa, tanto da far parlare all’amministratore delegato, Luigi Lovaglio, di un “Rinascimento”. Ovviamente contribuiscono in maniera non secondaria la politica degli alti tassi di interesse della Bce e il molto consistente margine d’interesse. E si deve sempre aver presente che poi potranno sopravvenire periodi meno favorevoli per gli istituti. Il problema prioritario che ora si pone è capire quale disegno abbia in mente il governo, azionista di controllo, per il futuro di questa banca: se ipotizzi di mettere in vendita sul mercato ulteriori tranche di partecipazioni al capitale o persegua un progetto di aggregazione e consolidamento in una parte del settore. E’ lo stesso tema dell’insufficiente chiarezza, almeno per ora, sul “pubblico” e “privato” in economia: si pensi al caso ex Ilva, a Tim, a Ita, alla stessa Stellantis. Se giustamente si afferma dal governo che non si vuole privatizzare alla stregua di quanto fu fatto, svendendo, negli anni Novanta del Novecento e il proposito è apprezzabile, allora criteri e requisiti in questo campo che chiariscano opportunità e limiti dell’intervento pubblico e del “privato” in economia sono necessari. E’ vero che anche i precedenti governi si sono guardati bene dal farlo. Ma, a questo punto, non basta più enunciare che ci si muoverà con pragmatismo. La questione Monte dei Paschi sarebbe l’occasione per un più generale chiarimento. Non è affatto facile, ma sarebbe doveroso. Con i migliori saluti. 
Angelo De Mattia

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