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lettere al direttore

Il ricorso al Tar è sbagliato anche se si contesta una promozione. Meloni sul fisco? Più dura di Vincenzo Visco

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Grazie Giorgia, grazie per essere arrivata laddove neanche Vincenzo Visco, quando si addormentava dopo aver succhiato il sangue in Transilvania, sarebbe mai riuscito ad arrivare. Cioè quella di scrivere in un atto normativo che si procedeva automaticamente a pignorare i conti correnti degli evasori nella fase dell’azione esecutiva del fisco. Grazie Giorgia per essere arrivata a dire: “Mah, secondo me, un evasore con la cartella di pagamento se la prende troppo comoda. Facciamo così, togliamola, saltiamo un passaggio in modo che lo stato arriva direttamente alla fase in cui chiede i soldi all’evasore senza mandargli la cartella e senza scrivere a ruolo il credito”. Grazie Giorgia, a ringraziarti è Vincenzo Visco, tutti i suoi epigoni, tutti coloro che sono convinti che il fisco debba fare la faccia dura contro gli evasori. Grazie Giorgia, e grazie sopratutto a Matteo Salvini.
Luigi Marattin, deputato di Italia viva

Comunicare l’opposto di quel che si fa per il semplice fatto che quel che si fa si trova agli antipodi di quel che si era promesso di fare. Benvenuti nel governo Meloni. 

 


 

Al direttore - In relazione all’articolo “Cultura del ricorso” apparso sul suo quotidiano in data 14 luglio  vorrei intervenire nel merito, raccontandole in breve la storia di due genitori che, nell’agosto del 2005, ricorsero al Tar per chiedere che venisse rispettato e sancito il diritto della figlia all’apprendimento. Era infatti questo l’obiettivo di mio marito e mio quando, essendo nostra figlia stata promossa con tre debiti in materie fondamentali (due lingue e matematica in un liceo linguistico), chiedemmo di bocciarla per consentirle di ripetere l’anno e garantire così l’apprendimento che i voti e il giudizio finale certificavano non essere avvenuto. Ci facemmo interpreti della richiesta di nostra figlia, minorenne ma consapevole di “avere dei buchi importanti” nella sua preparazione. Affrontammo un calvario giudiziario, con grande risonanza mediatica; ma il Tar alla fine, sulla base delle discrepanze da noi rilevate (io ero docente) tra ciò che esprimeva la valutazione finale e quanto affermavano i documenti della scuola (l’allora Pof), ci diede ragione e stabilì che il Consiglio di classe dovesse ripetere lo scrutinio. Pur condividendo quanto da lei sostenuto circa l’eccesso di ricorsi e la difesa del potere di delega, ritengo che tale potere non possa configurarsi come illimitato; qualcuno deve esercitare un controllo di “legalità”; e questo controllo può essere esercitato dal Tar quando si rilevino le suddette discrepanze: ricercare un percorso scolastico serio per se stessi o per i propri figli è un diritto. Purtroppo da anni molti genitori hanno scambiato la collaborazione con la scuola con il diritto di sindacare nel merito della didattica, in questo incoraggiati da una serie di disposizioni ministeriali che, complici i sindacati, hanno via via ridotto la professione docente a un ruolo impiegatizio, togliendole autorevolezza agli occhi di studenti e dell’intera società. Anche per questo voglio ringraziarla per aver pubblicamente riconosciuto – caso più unico che raro – che gli insegnanti sono “uno degli organi rappresentativi più importanti d’Italia”.
Cordialmente.

Francesca Merlo, già docente di Scuola primaria

Lei ha ragione quando dice che i genitori hanno scambiato la collaborazione con la scuola con il diritto di sindacare nel merito della didattica. Ma se vogliamo proteggere gli insegnanti, dovremmo ricordare che la cultura del ricorso è sbagliata sempre. Sia quando si protesta per una bocciatura, sia quando si protesta per una promozione.  Grazie della lettera.

 


 

Al direttore - Se gli italiani sono prigionieri dell’Agenzia delle entrate, come sostiene Salvini, per liberarli non c’è che una soluzione: trasformare l’Agenzia delle entrate in un’Agenzia delle uscite.
Michele Magno
 

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