Quando finirà davvero l'emergenza. Ci scrive il ministro Garavaglia

Le lettere al direttore del 29 aprile 2021

    Al direttore - E’ il governo della non sfiducia (a Speranza).
    Giuseppe De Filippi 


     

     

    Al direttore - Mi sembra che questa volta, profittando della sovranità assoluta di cui direttori di giornale dispongono sui titoli e le glosse, tu mi abbia fatto dire cose che non ci sono nel pezzo che hai pubblicato e che sono ben lontano dal pensare o auspicare. “I partiti torneranno a opporsi finita l’emergenza, ma non è impossibile che tornino a governare insieme”. Questo né lo scrivo, né lo penso, né lo auspico. Auspico invece che l’esperienza del governo Draghi faccia fare ai partiti un passo in avanti nella direzione di una destra e una sinistra meno estreme, utopistiche o demagogiche. Consapevoli che ci sono tanti problemi importanti le cui soluzioni non discendono da quella dicotomia e che c’è un principio al quale entrambe dovrebbero attenersi, quello della democrazia rappresentativa e dello stato di diritto. Un principio, una conquista, molto fragili nelle circostanze che ci prospetta il prossimo futuro. Insomma, una destra e una sinistra in cui le occasioni di incontro in nome di una plurisecolare eredità europea di matrice liberale siano valorizzate quanto le necessità di scontro in difesa degli equilibri tra libertà e eguaglianza che le definiscono.
    Michele Salvati


    Caro Michele, tutto sta nel capire cosa si intende per “finita l’emergenza”. Io credo che la stagione della cosiddetta emergenza non finirà quando la pandemia sarà sotto controllo ma finirà quando saranno superate le conseguenze prodotte dalla pandemia. Sono ottimista, come sai, ma onestamente non credo che la durata di questa legislatura sia sufficiente per permettere con agevolezza ai partiti di poter dichiarare  finita l’emergenza. E se davvero a febbraio Mario Draghi riuscirà a succedere a Sergio Mattarella al Quirinale non è impossibile che le intese molto larghe siano qualcosa in più di una breve parentesi della nostra repubblica. Grazie della precisazione e un abbraccio a te.


     

     

    Al direttore - Cosa sarebbe successo se la scena mediatica non fosse stata occupata dal balletto virtuale sugli orari di inizio del lockdown? Facile: l’attenzione si sarebbe appuntata sulla realtà di un governo che per la prima volta dall’inizio della pandemia dispone aperture contro il parere del Comitato tecnico scientifico. Ne avrebbero beneficiato tutti, sia il governo Draghi sia i partiti che lo sostengono. Tutti tranne FdI.
    Andrea Cangini,  senatore di Forza Italia


     

     

    Al direttore - Inappuntabile e condivisibile l’Andrea’s Version di ieri sui decennali beoni della galassia. Pare, e dico pare,  dedicata agli ex ragazzi della ex Fgci, soprattutto a quelli ancora oggi impegnati a spiegarci il perché e il per come. 
    Valerio Gironi


     

     

    Al direttore - Gentile Milani, volevo ringraziarla per l’attenzione che mi ha dedicato sul Foglio; e le sarei grato se girasse il miei ringraziamenti anche al direttore Cerasa.  Mi ha regalato un quarto d’ora di sorrisi. Chissà se da qui al 2029 riuscirò a raggiungere la presenza sui social che mi attribuisce. In effetti non sono così presente su questi mezzi di comunicazione. Ma provo ad organizzarmi… (senza offendere nessuno).
    Grazie ancora.


    Massimo Garavaglia, ministro del Turismo


     


    Al direttore - Si avvicina il rinnovo del Consiglio di amministrazione della Rai e la nomina del nuovo amministratore delegato che mi auguro sia una amministratrice delegata. Non solo perché sarebbe meglio una donna (è difficile che una donna sia peggio di Fabrizio Salini, povero Salini non ce l’ha fatta nemmeno a restaurare le consorterie d’antan, si è lasciato andare galleggiando sotto i livello di guardia), perché pensando al femminile in campo si muovono Signore che conoscono il mestiere e portano l’ambizione. C’è anche la nomina della nuova presidente. Qui mi pare si possa puntare su una donna. Ricordate? C’era una donna coi fiocchi,  poi scivolammo in basso: un uomo, misero, pettinato all’indietro, incollato. Vedremo. La cosa che mi viene in mente è quanto si è allontanata la stagione della nostra illusione ottica e la mia presunzione prospettica. Quando credetti che davvero si dovesse e si potesse virare verso la media company, aprirsi a una navigazione ardita che sapesse interagire con le major, non dico relativizzando Sky, arginando Netflix, invidiando la Bbc. Ma fu un due di fiori. Briscola era denari. Fu la navigazione dei primati: bilancio in attivo. Su tre reti due donne alla direzione. Giallini faceva Schiavone, Camilleri raccontava Montalbano prima che Zingaretti collezionasse record d’ascolti. Rai News 24 ampia, dettagliata, cresceva, Rai Play nasceva. Io mi sentivo in sella a un purosangue che nel dicembre del 2016 prese pieno l’ostacolo e il castello di carte venne giù. Il dominus studiava da imprenditore. Avrà successo perdendo tutto e guadagnando molto. Ditemi voi. Ora non è dato sapere chi sorrida dietro la mascherina. Gli occhi inquadrati sembrano tutti sbarrati. Si sono comprati vaccini ma non sono rispettati gli accordi, di lì dovrebbe riprendere a circolare l’idea che saremo meglio di come eravamo. C’è anche qualcuno che ci crede. Vedo Antonio Campo Dall’Orto che guida una nuova testata giornalistica: Domani. Domani è un altro giorno? Si vedrà!


    Guelfo Guelfi, ex membro del cda Rai