Caro governo, fino a quando farsi prendere in giro da Emiliano?

Le lettere del 6 aprile al direttore Claudio Cerasa

    Al direttore - Scoop del Fatto quotidiano: Renzi si è spostato dalla cucina alla sala da pranzo della sua abitazione senza aver fatto il tampone.
    Michele Magno



    Al direttore - Gli amici di Nicola Gratteri scrivono che gli ebrei comandano il mondo? Magari fosse vero. E lo fosse sempre stato.
    Giuliano Cazzola



     
    Al direttore - Soldi in una scatola di scarpe. Mi ricorda qualcosa e soprattutto qualcuno che però non fu neanche processato. Perché per la prima volta nella sua storia l’Anm si schierò con l’indagato. Ovviamente fu anche l’ultima.
    Frank Cimini


     

    Al direttore - Sono davvero lieto che nel suo editoriale pubblicato il 24 marzo lei consideri l’ultima relazione dell’Antitrust come una vera e propria bussola per avviare una nuova stagione politica e condivido il suo approccio. Il settore dell’economia circolare necessita di un importante cambio di marcia, a partire da una forte spinta verso una maggiore concorrenza. Questo aspetto costituisce un elemento nevralgico nell’analisi dell’Antitrust, che riscontra nel comparto una scarsa concorrenzialità che ne frena strutturalmente lo sviluppo. Nella relazione si chiede ad esempio di eliminare un comma del dlgs 116/2020 poiché introduce un elemento, cioè la durata minima di 5 anni, “discriminatorio per i gestori privati”, estendendo impropriamente la competenza delle gestioni pubbliche. Altro elemento condivisibile della relazione dell’Antitrust riguarda le considerazioni sulla “gestione integrata del servizio”, utilizzata impropriamente poiché tende a includere anche le attività del recupero e riciclo che devono essere fuori dal perimetro della privativa comunale. Le gestioni integrate vanno affidate e svolte nel rispetto del principio di concorrenza, evitando pertanto monopolizzazioni che privilegino società controllate e/o partecipate. Considero quindi il documento dell’Antitrust come una road map per incrementare la qualità dei servizi a beneficio dei cittadini e per abbattere ogni discriminazione tra operatore pubblico e imprese private.
    Francesco Sicilia 
    direttore Generale Unirima



    Al direttore - Finiscono le zone rosse di Pasqua, in molte regioni si torna in classe, molti governatori dovranno cambiare atteggiamento e considerare l’apertura delle scuole non come una concessione ma un dovere. Sarà così? O anche sulle scuole assisteremo a disastri simili a quelli visti sui vaccini?
    Mauro Martini

    Per mettere a fuoco alcuni disastri delle regioni durante la stagione delle vaccinazioni si parla spesso delle inefficienze della Lombardia, verso la quale il più delle volte le critiche sembrano essere tutt’altro che esagerate (di fatto la regione, nella gestione delle prenotazioni, è stata garbatamente commissariata su volontà del commissario straordinario per l’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, da Poste italiane). Ma uno spazio quantomeno simmetrico andrebbe dedicato anche ad altre regioni che in questa fase stanno combinando molti disastri e che hanno cominciato a vaccinare in modo massiccio gli over 80 solo dopo aver dato un qualche contentino ad alcune categorie professionali. Due giorni fa, il governatore Michele Emiliano ha detto che no, “il piano vaccinale pugliese è la fotocopia di quello italiano”. Facciamo nostra la domanda fatta al governatore dalla nostra Annarita Digiorgio: caro presidente, ma le risulta che nel resto d’Italia ci siano casi come quello pugliese, con popolazione under 80 vaccinata solo dopo i dipendenti pubblici regionali come quelli dell’Arpa? E poi, uscendo fuori dal mondo dei vaccini, come è possibile, caro governo, caro Speranza, caro Draghi, farsi prendere in giro come sta facendo Emiliano, che a fronte di una norma esplicita introdotta dal governo – la scuola non si tocca anche se le regioni si trovano in zona rossa – ha scelto nelle scorse ore di giocare con le leggi emanando un’ordinanza che “consente alle famiglie pugliesi che lo desiderano di tutelare la loro salute attraverso la libera richiesta di didattica digitale integrata?”. Fino a quando sarà possibile farsi prendere in giro?