Perché tenere il Pd lontano dall'Istruzione nell'eventuale Conte ter

Le lettere al direttore del 3 febbraio 2021

Al direttore - Putin: ma non ho messo il veto su Navalny.
Giuseppe De Filippi


  
Al direttore - E’ purtroppo vero, come lei ha scritto, caro Claudio: l’Italia è destinata a essere ostaggio del circo mediatico-giudiziario. Del resto – disse Piero Calamandrei – la storia di un paese è inevitabilmente contrassegnata dalle “fratture” tra  gli ordinamenti precedenti e quelli nuovi. Così, se la Prima Repubblica era nata dalla Resistenza, la Seconda ha il marchio indelebile del “Resistere, resistere, resistere” di Francesco Saverio Borrelli. Il ruolo di “Guardiani della rivoluzione” che in Iran hanno svolto gli ayatollah, da noi se lo sono intestato  le procure.
Giuliano Cazzola

 
Lei ha ragione. Ma da inguaribili ottimisti non possiamo non notare, come scritto già lunedì scorso, che uno degli elementi interessanti di questa crisi, se ci si pensa, è che per la prima volta nella storia recente del nostro paese c’è un governo che cade non per una vittoria del giustizialismo ma per una triangolazione dei nemici del giustizialismo improvvisamente alleati contro una giustizia modello Bonafede.


 
Al direttore - Si dice: Conte? Conte è intoccabile; Gualtieri? Gualtieri è intoccabile; Bonafede? Bonafede è intoccabile. Se diranno che sono intoccabili anche la Azzolina e la De Micheli, allora si vede che non è di ministeri che si parla, ma di opportuna profilassi in tempo di pandemia.
Marco Presutti

 
Non so chi tra questi ministri da lei citati rimarrà in un eventuale Conte ter. So però che, ragionando sulla scuola, una certezza c’è: un governo con la testa sulle spalle dovrebbe fare di tutto per non avere un ministro dell’Istruzione del Pd, perché avere oggi un ministro del Pd a Viale Trastevere significherebbe mettere la scuola più nelle mani dei sindacati che in quelle degli insegnanti. Pensarci, please.


  
Al direttore - Sono un abbonato al Foglio e mi complimento per il giornale che ha tagliato il nastro dei 25 anni. Siete quasi sempre dalla parte giusta della barricata. A tal uopo, vorrei segnalare e consigliare un approfondimento del Foglio in merito alla recente intervista di Luigi Abete, presidente della Bnl, al Sole 24 Ore del 2 febbraio u.s. Nella dettagliata confessione sulla sua importante carriera sorvola su due argomenti rimasti nell’ombra e di una certa importanza nella storia finanziaria del paese. Sulla vicenda Unipol-Bnl il presidente ha rimandato i chiarimenti tra alcuni anni (personalmente mi sono sempre chiesto perché furono rese note le intercettazioni di chi lavorava a favore della acquisizione e non di chi vi si opponeva). Mentre sulla mancata acquisizione del Banco di Napoli da parte della Bnl Luigi Abete ha omesso di ricordare che è vero che la fusione non ci fu ma Bnl realizzò l’affare del secolo acquistando il Banco di Napoli per 61 miliardi e vendendolo dopo due anni al Sanpaolo Imi per 3.000 miliardi di lire. Un capital gain mai visto e realizzato nella storia finanziaria mondiale. Una ricostruzione del Foglio sarebbe interessante. Distinti saluti.
Mario Bartiromo
 

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