La politica della romanità: alternative? Una scommessa: Sassoli

Le lettere del 27 agosto al direttore del Foglio Claudio Cerasa 

Al direttore - Se congiunti di banco via la mascherina?

Giuseppe De Filippi


   

Al direttore - Da deputata eletta a Roma ed ex amministratrice, mi convinco sempre di più che escludere Roma dal dibattito politico nazionale sia un errore enorme, che da tempo vado denunciando in ogni sede pubblica, soprattutto da quando siedo alla Camera dei deputati e ho avuto modo di constatare da vicino quanto la “questione romana” sia molto lontana dai cuori e dalle menti dei colleghi parlamentari. Come sono altresì convinta che per un progetto di alto profilo per Roma serva una figura di primo piano e di caratura nazionale del Pd. Dovranno essere proprio un candidato e una squadra eccellenti a incarnare un progetto eccellente, frutto di un confronto che, a 360 gradi, avrà coinvolto tutte le forze civiche, culturali, sociali ed economiche sul tema del rilancio della capitale. A cominciare da una vera e propria “rifondazione” delle aziende partecipate, quelle che erogano i principali servizi per i cittadini e che oggi evidenziano tutto il loro fallimento, a causa di una gestione da troppo tempo inadeguata a rispondere alle esigenze dei romani. Tanto più durante l’amministrazione Raggi, che giudico uno dei periodi più bui della storia di Roma, con danni di tale entità che solo un nuovo “illuminismo” potrà cancellare. Per questo mi rassicurano le parole del segretario Zingaretti, che ha di recente ribadito che nessun accordo politico sarà possibile con i 5 stelle sul nome e sul governo della Raggi. E sono sicura che il gruppo dirigente di oggi, per molti versi in continuità con quello del 2013, che allora nelle primarie per sindaco, strizzando l’occhio all’antipolitica, scelse di sostenere Ignazio Marino contro nomi già noti come Sassoli e Gentiloni, dopo questi anni bui, non voglia considerare Roma come “merce di scambio” nei confronti dei Cinque stelle nostri alleati di governo. Sono sicura, al contrario, che questo gruppo dirigente impegnerà tutto il partito, in sinergia con la società civile più responsabile, in una battaglia di idee e di persone di qualità, che non siano solo frutto di una ricerca interna e autoreferenziale, ma realmente all’altezza della sfida che la nostra amata città dovrà affrontare nei prossimi anni.

Patrizia Prestipino, deputata del Pd

   

Sono pronto a scommettere che alla fine il candidato del centrosinistra a Roma sarà David Sassoli.


    

Al direttore - Da sottoscrivere ogni parola de “Il Bi e il Ba” di Guido Vitiello. Aggiungerei in più: ma la classe dirigente italiana (non solo politica), formatasi a Roma negli ultimi trent'anni, ha mai visto un’impresa privata, un imprenditore o un lavoratore privato, una qualsivoglia iniziativa di mercato e non pubblica o para pubblica? Ho molti dubbi.

Bruno Bottiglieri

   

Vero. Eppure un tema andrebbe posto: ma la prevalenza della romanità, nella politica di oggi, è legata all’inamovibilità di una famiglia politica, quella romana, o all’irrilevanza e all’incapacità di esprimere un’egemonia da parte di altre famiglie politiche, per esempio quelle settentrionali e per esempio quelle milanesi? Se Roma si ritrova al centro di tutti i giochi è anche perché, politicamente parlando, le alternative a Roma, quando si parla di politica nazionale, hanno regolarmente fatto una brutta fine. No?


   

Al direttore - Riassumendo. Il presidente siciliano Musumeci è un odioso demagogo istigato da Salvini, ma ha ragione. Il governo si è preoccupato di sgomberare i centri dove vengono ammassati i migranti solo perché lui si è messo a strillare. Il governo non ha una politica dell’accoglienza perché ha paura della Lega, e quindi ha solo una politica del respingimento. Ma in questo modo il governo ha sempre torto e Salvini vince sempre. Preoccuparsi delle condizioni di vita e di salute dei naufraghi è pericoloso perché la Lega strilla e il popolo si arrabbia. Non preoccuparsi è pericoloso perché i migranti sono contagiosi, la Lega strilla e il popolo si arrabbia. Bel risultato la politica di Di Maio, Conte e Zingaretti. Mi dispiace molto doverlo dire.

Antonio Gibelli

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