Davide Casaleggio (foto LaPresse)

Adelante, con juicio: giusta la strada italiana. Risposta a Casaleggio

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Che poi proprio ora è saltato il patto di stabilità #affettistabili.

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - Caro Cerasa, alcune considerazioni dopo la conferenza stampa di domenica sera del premier Conte. Autoelogia il suo operato, affermando che alcuni paesi partner hanno richiesto una copia del provvedimento. Regola il prezzo delle mascherine (bene) e afferma di aver tolto l’Iva (ma di fatto lo fa l’Europa, vedasi “Covid-19: Waiving Vat and customs duties on vital medical equipment”). Non parla della scuola e lo fa solo dopo una domanda di una giornalista, senza darci soluzioni. Dice che non ci si può spostare fuori dalla propria regione, tranne che per i comprovati soliti casi (e quindi per lavoro possiamo spostarci tra regioni), ma poi il protocollo del 24 aprile (che il governo favorisce), sospende le trasferte di lavoro. Riaprono le sale da gioco, ma bar, ristoranti e parrucchieri restano chiusi fino al 1° giugno (o il 18 giugno?). Fa riaprire ai comuni i parchi e le ville, ma bisogna evitare assembramenti (spera nell’autoregolazione dei cittadini?). Non fa un accenno a un protocollo nazionale di cura, e quindi ogni ospedale continua a trattare i casi a modo suo. Non dedica una sola parola alla sperimentazione dei vaccini. Ci dice che l’Inps è riuscita a fare in un mese pratiche che normalmente avrebbe evaso in 5 anni (quindi fino a oggi all’Inps non si lavorava?). Non ci parla dell’app di tracciamento per cui si è creata una task force dedicata. L’unica ricetta per il futuro sono mascherine (senza essere obbligatorie) e distanziamento sociale, come ci raccontava Avicenna nel mille dopo Cristo.

Andrea Zirilli

Tutto giusto, figuriamoci, ma non esageriamo e soprattutto non perdiamoci nel dettaglismo. Il succo del discorso del governo mi sembra chiaro e condivisibile: si riapre, ma senza esagerare; si torna a circolare, ma senza strafare; si aprono un po’ le porte, ma senza spalancarle. Due settimane di prova, due settimane in cui capiremo quanto il numero dei contagi risalirà, e poi si vedrà. Adelante, Pedro, cum juicio.

 

Al direttore - Se mi permette vorrei raccontarle una storia. Pochi giorni prima che lei nascesse, io mi trovavo a Santiago del Cile per partecipare e parlare, il 1° maggio 1982, durante la manifestazione (proibita da Pinochet) della Coordinadora Sindical, l’organizzazione che raccoglieva i sindacati di opposizione. La presenza di un sindacalista straniero era un modo di “proteggere’’ l’iniziativa, perché il regime non voleva far parlare di sé a livello internazionale né avere problemi con le ambasciate (io ero naturalmente in contatto con quella italiana). Per me fu un’indimenticabile esperienza anche perché la missione affidatami dalla Cgil iniziò in Cile, ma continuò in Uruguay, in Argentina e terminò in Brasile: tutti paesi che erano ancora sottoposti a dittature militari. Vengo al sodo. La mattina di quel lontano 1° maggio, mi svegliarono in albergo (stava a fianco del Palazzo della Moneda) le pale degli elicotteri che controllavano dall’alto la città e impartivano, con gli altoparlanti, l’ordine di non muoversi da casa. La stessa esperienza mi è capitata, al risveglio, la mattina dello scorso 25 aprile sui cieli di Bologna. Ma l’episodio che mi ha sinceramente offeso è successo alla sera, assistendo a uno dei tanti talk-show televisivi. La conduttrice era collegata in diretta con un giornalista a bordo di un elicottero, immagino, dei Carabinieri, che sorvolava una Roma buia e deserta alla caccia dei trasgressori delle regole sulla quarantena ed era in contatto con le pattuglie che per le strade organizzavano posti di blocco. A me ha fatto paura l’entusiasmo (come se fosse in corso una caccia alla volpe diretta dall’alto) di quel cronista e della conduttrice per quella operazione contro persone inermi che stavano compiendo i medesimi atti che avevano imparato a fare da bambini e che all’improvviso erano diventati reati. Basta poco per convincere l’opinione pubblica che, tra di noi, esistono dei nemici. E’ cominciato così anche con gli ebrei. O no?

Giuliano Cazzola

Su una cosa forse concorderemo: gli italiani, fino a oggi, sono stati magnifici, e solo il 3,8 per cento dei controllati dalle forze dell’ordine è stato denunciato. Vietare è più facile che disciplinare ma oggi, rispetto al carattere degli italiani, non abbiamo altra scelta che essere ottimisti.

 

Al direttore - In merito all’articolo pubblicato sul vostro quotidiano il 25 aprile dal titolo “I 5 Stelle buttano fuori gli sciroccati con il metodo Al Capone” di David Allegranti si precisa che nessun parlamentare del Movimento 5 stelle versa alcun contributo alla Casaleggio Associati. Chiediamo, dunque, di voler provvedere alla rettifica di quanto riportato nel citato articolo con risalto analogo al pezzo.

Ufficio Stampa Casaleggio Associati

Non abbiamo mai scritto che il M5s versa direttamente soldi alla Casaleggio Associati. Abbiamo semplicemente ricordato che il capo di una srl privata, Davide Casaleggio, è anche capo di un’associazione para politica, Rousseau, la cui sede legale si trova a Milano nella stessa via e allo stesso numero civico, via Gerolamo Morone 6, in cui per anni è stata la Casaleggio Associati. Quanto al tema dei soldi, siamo certi che nessun parlamentare versa soldi alla Casaleggio Associati ma cogliamo l’occasione per chiedervi ciò che vi chiediamo da tempo: essendo il capo della piattaforma che controlla uno dei partiti più importanti d’Italia lo stesso che controlla una srl non sarebbe il caso di pubblicare in chiaro i bilanci della Casaleggio Associati, per evitare che vi sia il minimo sospetto che la sovrapposizione tra i due ruoli possa avere generato negli anni un qualche beneficio alla vostra srl?

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