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E’ dura, ma dura. L’Europa intanto scopre l’Ursulellum

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

12 Settembre 2019 alle 06:04

E’ dura, ma dura. L’Europa intanto scopre l’Ursulellum

Ursula von der Leyen con Giuseppe Conte (foto LaPresse)

Al direttore - Da maggioritario a proporzionale: per i migranti.

Giuseppe De Filippi

Ursulellum!

 

Al direttore - Ricapitolando: è il governo più a sinistra della storia umana, un incrocio tra Allende e Castro; è il governo più ligio alle regole europee, una specie di Monti bis; ma è anche il governo a cui il senatore Paragone rifiuta la fiducia perché, dice, lui è un guerriero “contro il fanatismo neoliberista”. Segnatevi la data, oggi è nato l’eurocomuthatcherismo.

Guido Vitiello

Sarà un anno bellissimo.

 

Al direttore - Una constatazione asettica, generale riguardo al nostro clima politico. Coi vaffa si ottiene il 32 per cento, primo partito e con la trucidità alle europee si arriva al 34 per cento, primo partito. Brutto segnale. Le platee sono quelle, i media le cavalcano: i pregiudizi, i sospetti incrociati e le conflittualità, le fake news intorbidano le acque, gli spazi di confronto sereno si minimizzano, gli eccessi, da tutte le parti, forma inclusa, i social ne sono un esempio, diventano pane quotidiano. Detrucizzare Salvini. Bene. Ma sarà possibile se tutti i protagonisti, inclusi i media, riescono a uscire dal clima della giungla. Auguriamocelo e impegniamoci in proposito. Con tutto il cuore.

Moreno Lupi

E se il picco del populismo fosse quello che abbiamo visto sfrecciare, senza raggiungere nessuna meta, alle ultime europee? Chissà.

 

Al direttore - Dura, non dura, lo fa, lo farà, lo farei. Te che ne pensi? Che sai? Che credi? Che speri? E’ tutto un chiedersi e chiedere, però manca la domanda delle domande, la prima, indispensabile. Ma noi chi siamo? Tutti noi, in su e in giù per le vie del centro, pantaloncini corti e cosce al vento. Matera capitale della cultura. Matera una meraviglia tutta adagiata in una conca con tutti quegli occhi puntati addosso. Pensa un po’ te, una volta gli uomini con le mani scavavano il Palombaro, una cisterna per raccogliere e distribuire l’acqua. Non è proprio tufo, è una specie di tufo, tenero e spugnoso con un intonaco che lo impermeabilizza e in cui si leggono ancora le varie linee di colmo. Paiono affrescate. Che acqua e che uomini. Ripeto in piazza seduto accanto a Vincenzo Colla, vicecapo della Cgil, quello di cui ha scritto Adriano Sofri sul Foglio venerdì 6 settembre. Lo dico con parole mie: pensare che nel caso dovessi morire ora, cosa che ci sta, non occorre essere tragici per saperlo, non chiudo gli occhi con Salvini felpato ministro dell’Interno, non è tutto ma nemmeno poco. Dà sollievo e muove verso una contenuta allegria. Applausi, sorrisi, attenzione. La Cgil sta svolgendo a Matera quella che loro chiamano una iniziativa. Panel in piazza con qualche centinaio di ascoltatori con alle spalle il passaggio di gente, bella, con il gelato in mano e con l’altra il telefonino pronto al selfie. Noi, chi parla, seduti su una scalinata, a fianco di una chiesa, una bella facciata barocca lei, barocchi noi. Di fronte una platea esaurita. Dentro di noi e tra un ragionamento e l’altro la meraviglia di un governo che cade e come manna dal cielo un altro si insedia. Il piacere annulla la sorpresa e viste da qui Paola Pisano e Teresa Bellanova sembrano distintivi che cuci all’occhiello. Abbiamo davvero temuto il peggio e vedere i parametri della convivenza civile riabilitati modifica la qualità delle preoccupazioni e anche qualche giudizio trascorso. Mi viene da pensare, e forse lo dico, che non abbiamo poi tanto tempo, l’indugio potrebbe farci precipitare nel regime del pieno potere. Ma la giornata è bella e allora godiamocela. Si va bene, ma ora che si fa? Tanto per cominciare dovremmo occuparci con una certa fretta di Steve Bannon, dei cosiddetti addetti alla macchina del fango e per farlo olio di gomito e lavare, lavare, lavare il linguaggio, riportare alla normalità la decenza del pensiero e della proposta. Se è vero che ormai la metà delle opinioni che ci circondano si forma fuori sia dai giornali come dalla televisione allora siede accanto a noi un signore, una signora o un ragazzo che pensano, parlano e agiscono per quel che vedono e sentono sui social. Che chattano, che affidano il pensiero, il sentimento, il giudizio agli emoticon. E poi votano, e poi non votano, e poi pare la bevano tutta e se “non possono sedurla possono sedarla”. Orrore. A Matera c’era la Cgil seduta in mezzo allo “struscio” e parlavamo. Di quel che c’è, di quel che manca. Di quel che si capisce e di quello che dobbiamo fare per capire. Le cose si muovono a prescindere, i flussi non si fermano, le trasformazioni s’impongono. Tempi moderni ancora. Benvenuto Sig. Chaplin: la rivoluzione ora è 4.0, o non sarà.

Guelfo Guelfi

E’ dura. Ma comunque dura.

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Commenti all'articolo

  • maropadila

    13 Settembre 2019 - 10:00

    Ma perché pubblicare lettere come quella di Guelfi, utile solo ad aumentare l'ego dell'autore?

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