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La differenza tra Tsipras e Salvini e Di Maio. La lebbra: sì, e quindi?

9 Gennaio 2019 alle 06:11

Al direttore - Avete una banca!

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Salvano banche, aumentano la pressione fiscale, e perfino trivellano. La lezione di Tsipras?

Jori Diego Cherubini

 

C’è una grande differenza tra le svolte di Tsipras e le svolte di Balconaro e di Cialtronaro. Tsipras ha sempre rivendicato le sue svolte, spiegandole, Balconaro e Cialtronaro hanno invece sempre negato le proprie svolte, camuffandole con altro. Il governo Tsipras, con mille difficoltà, ha fatto passi in avanti per rimediare agli errori del passato. Il governo di Balconaro e Cialtronaro anche quando fa passi in avanti rivendica il dovere di farne diversi indietro. Purtroppo, c’è poco da esultare.

 


 

Al direttore - I francesi, quando qualche politico esterno specie se italiano, tenta di intrufolarsi nei fatti loro, per calcoli propri, non gradiscono affatto. Siano tranquilli e certi Di Maio e il più sfumato Salvini: a casa loro decidono loro, tra sé. Della piattaforma Rousseau e contorni se n’impipano. Un amico francese mi ha detto: “Che fanno, chi credono d’essere, pretendono di insegnare a Cicerone come si parla latino?” .“Ci sono le elezioni europee sullo sfondo – ho replicato”. Risposta: “Appunto, ce le sbrighiamo inter nos”. Chiosa: non perdiamo occasione di essere ridicoli, pensando di essere furbi.

Moreno Lupi

 

Luigi Di Maio dice di non dover dare nessuna scusa a Macron, per il suo appoggio ai gilet gialli, perché in passato Macron, gnè gnè, Macron disse che il populismo in Europa è come la lebbra. La lebbra, come ricorda la Treccani, “è una malattia contagiosa a decorso cronico con esito generalmente mortale”, e più che un insulto, con tutto il non rispetto possibile per Balconaro, la definizione è una perfetta fotografia dell’effetto che alla lunga può avere il populismo sovranista sull’Europa. Non è un insulto, caro Giggino, è soltanto uno specchio.

 


 

Al direttore - Il reddito minimo garantito, per cui la recente legge di Bilancio ha stanziato consistenti fondi, deve interrogarci sulla tenuta del patto intergenerazionale che, a garanzia del nostro sistema di welfare, ha nel tempo visto la popolazione attiva, perché in età lavorativa, contribuire con una parte del relativo reddito al mantenimento di quella inattiva, perché anziana. A oggi, in media, due persone al lavoro mantengono una persona non attiva. Deve interrogarci in quanto, da un lato, in conseguenza di esso, si sostituiscono al reddito da lavoro necessario per il mantenimento della popolazione inattiva modesti sussidi erogati indipendentemente dal lavoro e dunque inidonei a realizzare tale finalità. Dall’altro, è in corso una trasformazione del contesto socio-economico in cui il patto intergenerazionale si era iscritto, che già ha in parte compromesso la tenuta di esso. Andando con ordine, è aumentata l’inattività lavorativa della popolazione giovane posto che il relativo tasso di disoccupazione sfiora il 33 percento mentre la disoccupazione generale si attesta, altrettanto pericolosamente, intorno al 10 per cento. La rivoluzione tecnologica creerà molti nuovi lavori ma distruggerà quelli ripetitivi e manuali, mettendo in pericolo coloro che ad essi erano addetti e che resistono a riqualificarsi. La natalità decresce con conseguente riduzione della popolazione attiva, del 23 per cento nel 2050 e dunque di 3,5 milioni di individui. Il nostro paese registra sin d’ora il tasso di natalità più basso in Europa (8,2 nati su 1.000 abitanti). Per contro, aumenta la popolazione anziana, con un’ aspettativa di vita di 80,3 anni per gli uomini, la più alta in Europa, e di 84,9 per le donne (la terza, dopo Francia e Spagna) e una quota di over 75 che da qui a vent’anni costituirà il 30 per cento dell’intera popolazione. Quali soluzioni per il futuro, allora? Senza alcuna pretesa di completezza, la prima riguarda programmi di incentivo alla natalità ai fini di implementare la popolazione attiva, che a oggi è costituita in parte da immigrati. La seconda, con una popolazione attiva sufficientemente ampia, resta la creazione di lavoro in almeno due settori. Quello creato dalla rivoluzione tecnologica, compresi i lavori legati all’innovazione e più in generale all’Industry 4.0, ma anche quello dell’assistenza agli anziani data la loro costante crescita e, più in generale, alle persone non autosufficienti. Con adeguati meccanismi di workfare, la persona disoccupata potrebbe godere di un sussidio, non già per lunghi periodi, ma ai fini soltanto della celere ricerca di un nuovo lavoro. La terza investe il c.d active ageing, ovvero la riqualificazione lavorativa delle persone in età più avanzata, anche attraverso staffette generazionali che consentano a quelle più giovani di entrare in azienda sotto la loro guida. Così, verrebbe anche meno il rischio che la prolungata permanenza in azienda dei vecchi assunti si traduca in un ostacolo a nuovi ingressi nel mondo del lavoro. In definitiva, il quadro è molto complicato ma, come sempre, non tutti i mali vengono per nuocere. Il reddito minimo garantito può essere, infatti, il malanno che costringe il malato a una rianimazione d’urgenza e quindi, una volta sopravvissuto, a non correre di nuovo i rischi che avevano messo a repentaglio la sua esistenza.

Ciro Cafiero

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