(foto Ansa)

Lettere rubate

Una piccola parte di tutto, nel nuovo libro di Chiara Valerio

Annalena Benini

Vittoria, Lea e il mistero dell’umanità nell’infinito di Scauri. Chi dice e chi tace, ma non solo: rivelazioni che non lo erano, movimenti di corpi e sentimenti

E se le fossi piaciuta veramente?
Ma mo’ che è questa ossessione? C’è qualcosa che non capisco, e comunque non possiamo più saperlo, Lea, amore mio, Vittoria è morta.
E se invece fosse piaciuta a me?
Ti piaceva Vittoria?
Non lo so.
E non puoi più saperlo, Lea, amore mio, Vittoria è morta.
Ma io devo saperlo Luigi, sono viva.

Chiara Valerio, “Chi dice e chi tace”
(Sellerio, 276 pp.)

 

Lea, avvocato, deve scoprire quello che non sa di Vittoria, della sua strana morte nella vasca da bagno ma soprattutto della sua vita. La sua vita  affascinante e sfuggente, malinconica e allegra, vita di provincia ma misteriosa, capace di avere il silenzio senza nemmeno chiederlo. E’ un giallo, quindi come Vittoria, che non c’è più e che raccontava solo poche cose esatte, non si può raccontare oltre, ma Chiara Valerio ha trovato in questo ritratto di signora con giardino una calma euforica di scrittura che attraversa la pagina e arriva dritta ai lettori, e soprattutto mette così tanto tra le righe che chi legge vorrà fare come Lea: indagare su di sé indagando gli altri.

Dedicarsi a un solo essere umano per scoprire qualcosa in più sull’umanità. Non c’è in questo romanzo solo chi dice e chi tace (magnifica definizione di quel che accade in provincia, in questo caso a Scauri, ultimo paese del Lazio affacciato sul mare, dove Chiara Valerio è nata e al quale ha dedicato un altro bellissimo libro, Spiaggia libera tutti, pubblicato da Laterza), ma ci sono anche rivelazioni che non lo erano, indizi terrestri, interpretazioni da dare e ricevere, movimenti di corpi e di sentimenti. E’ un piacere e allo stesso tempo un’inquietudine procedere fra le pagine, e l’attrazione che esercita Vittoria verso il paese, cioè verso il mondo, è l’attrazione di chi legge verso tutto ciò che riguarda lei e allo stesso tempo noi, chi è partito e chi è rimasto, chi racconta, come chiunque, solo una piccolissima parte del tutto, un infinito nel bicchiere.

Questa piccola parte basta per il turbamento. “Vittoria mi prendeva sotto braccio, mi stringeva il polso, mi passava una mano intorno alla vita e mi tirava a sé come per scuotermi, o cullarmi. Mi toccava, mi sfiorava, pur senza parlarmi, le sue mani commentavano. Uno deve pure dire qualcosa durante la vita coniugale, no? Sì, rispondevo, Sì, certo”. Lea che non ha mai saputo niente di lei, a parte quell’infinito nel bicchiere di Scauri, adesso va incontro alle molte sfumature della nitidezza, e le sue scoperte diventano le nostre. Due donne che potevano essere madre e figlia e non lo erano, un pavone, cani, gatti, cannucce, conchiglie,  bar, erbe, briscole, oleandri. Niente sta mai fermo come sembra.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.