Liste e fake news su Verdini. Il min. dell'Istruzione risponde a Crippa

Al direttore - Di Maio rassicura la City. Chiamate Churchill!

Giuseppe De Filippi


  

Al direttore - C’è una questione sovrastante quella se fossero leciti gli esperimenti sulla nocività delle emissioni diesel (e io penso che lo fossero): doveva essere immediatamente chiaro che devono passare ancora generazioni prima che un’azienda tedesca possa prendere in considerazione il fare esperimenti che coinvolgano uomini e gas.

Franco Debenedetti


  

Al direttore - Ho ritrovato nell’archivio storico dei giornali alcuni ritagli del 2013. Li leggo. Stampa, 5 gennaio 2013: “Tensione nel Pd. Il listino di Bersani colpisce i liberal. Ai renziani riservata solo una quota del 10 per cento”. Avvenire, 5 gennaio 2013: “Liste Pd, Bersani fa la parte del leone. Per Renzi pochi i suoi candidati di peso”. Oggi i capi dei partiti, di tutti, non solo del Pd, hanno scelto molti fedelissimi nelle liste sacrificando le minoranze. Mi chiedo: la novità, dov’è?

Marco Martini

Nessuna novità e normalità assoluta. Ogni leader spera di poter avere in Parlamento il maggior numero di truppe. Tra le truppe però vedo che in nessun partito c’è Denis Verdini. E vale la pena ricordarlo, considerando che per mesi i giornali, come rammenterà, ci hanno ripetuto, con insistenza, che la legge elettorale, il Rosatellum, era un cavallo di troia per far candidare il nostro amico Denis. Ricordate, no? “Rosatellum, spunta il salva-Verdini”. “Legge elettorale, via libera al salva-Verdini”. Dato che nessun titolo di nessun articolo di giornale lo ricorderà, il titolo lo facciamo noi: “Liste elettorali: non c’è Verdini”. Quando uno dice le fake news.


     

Al direttore - In un articolo a firma Maurizio Crippa pubblicato sul suo giornale si legge che la ministra Valeria Fedeli avrebbe ipotizzato la possibilità “del licenziamento” per i docenti che abbiano un rapporto “di amicalità” con studentesse e studenti. In verità, ascoltando l’intervista rilasciata lunedì a Radio InBlu appare subito chiaro che la Ministra si riferisse ai casi di molestie emersi nelle ultime settimane e non di “atteggiamento amico” o dell’ipotesi di “licenziare l’amicizia”. Lo stesso si può verificare leggendo quanto affermato dalla ministra nelle interviste rilasciate al Corriere della Sera e al Messaggero sul tema.

    

Sempre durante l’intervista a Radio InBlu, la ministra ha risposto a una domanda molto precisa della giornalista, riferita alle “ultime notizie di cronaca” e al rischio che “una parola ne diventi un’altra e si vada in un ambiente di amicalità a volte un po’ inopportuno”. Come si sa, anche il tono con cui si pronuncia una parola è importante. E basta ascoltare la registrazione radiofonica per capire che secondo la ministra è “totalmente inopportuno” quell’“ambiente di amicalità”. Ed ecco il ragionamento fatto dalla ministra.

     

Parliamo di un tema troppo serio che in nessun caso va affrontato con una battuta o sollevando questioni inesistenti e generando confusione.

     

Un docente che ha molestato una studentessa non può rimanere al proprio posto. Non sfugge infatti a nessuno che quella del docente è una professionalità che richiede una ben definita deontologia, una ben precisa etica professionale. Che nel particolare e delicato rapporto che si instaura tra docente e discente ci sono dei limiti che non possono mai essere varcati. E che al fine di tutelare la funzione stessa degli insegnanti, il ruolo fondamentale che svolgono nella formazione delle nuove generazioni, vanno previste pesanti sanzioni per chi oltrepassa quei limiti. Dobbiamo sempre più lavorare sulla prevenzione e sulla formazione del personale della scuola. Ma si deve anche prevedere un’aggravante, se al termine di un iter disciplinare un docente viene giudicato colpevole di molestie nei confronti di allieve o allievi, studentesse o studenti minorenni.

Ufficio Stampa Miur      


   

Al direttore - Ieri Piero Vietti scriveva dell’assemblea studentesca “gender” in un liceo milanese, con tematiche come “Aids e malattie trasmissibili, cambiamenti di genere, affettività, scoperta e accettazione di sé, stereotipi di Genere, diritti Lgbt, storia del movimento Lgbt, esperienze di coming out, adozioni e unioni civili, comunità transgender, omosessualità nella musica”, e, per finire, “cineforum a senso unico, con proiezione di film sull’omosessualità”. Stupisce che queste vituperate materie, che nelle più pregiate università estere si insegnano molto costosamente, vengano invece impartite gratis agli scolari milanesi; ma ci si interroga soprattutto su quale pellicola sarà stata proiettata nel momento-cineforum: non sarà per caso, con ulteriore gratuità, il lombardo “Call me by your name” di Luca Guadagnino, in odore di Oscar e girato a chilometri quasi zero nel Cremasco? Cineforum, precisa l’articolo, oltretutto “a senso unico”, e dunque mancante di pellicola etero o omofoba per par condicio. Immaginiamo dunque: un Chiamami col tuo nome però ambientato a Prevalle (Bs), comune a guida leghista già consacrato “contro l’ideologia gender”, dove presso la placida famiglia tradizionale della dottoressa Silvana De Mari arriva l’esotico studente romano Mario Adinolfi; e tra ritrovamenti di statue druidiche e ampolle nel Po, tra un “Va’ Pensiero” suonato alla maniera di Busoni (!) dopo molti corteggiamenti i due amoreggiano non con una pesca come nel film di Guadagnino bensì con un coregone del lago d’Iseo (con molte pericolose lische, e patrocinio della film commission bresciana); forse sarà uno script anche candidabile a future statuette nazionali o internazionali, anche per rilanci e indotti turistici del nostro bel territorio lombardo.

Michele Masneri

         

Caro Michele, nelle più pregiate università estere, come sai, si insegnano molto costosamente un sacco di fesserie, come questo giornale da anni ha raccontato in migliaia di articoli. Il punto sollevato dal pezzo però era quello della colonizzazione ideologica nelle scuole – con l’impossibilità di opporsi o proporre un dialogo su certi temi, pena la crocifissione in sala mensa sotto alla scritta “omofobo” – non la discussione sulla sceneggiatura dei film proposti al cineforum del liceo milanese. La tua idea di script è spassosa e la suggeriremo a a Guadagnino. Quanto al resto, gli espedienti retorici a volte rischiano di portarci nel dettaglismo e non farci vedere con esattezza il problema che ieri Vietti ha sintetizzato benissimo con due domande. C’è o non c’è un problema se opporsi a un comizio di quel genere rischia di trasformarti in un omofobo? C’è o non c’è un problema se chi prova a dire di non essere interessato a partecipare viene bollato addirittura come razzista? Quando il politicamente corretto diventa una minaccia per la libertà d’espressione distrarsi con i dettagli può essere divertente ma spesso è un errore che non permette di vedere la ciccia. Grazie e un bacio grande.

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