Emmott e il Cav. fit to save Italy. Consigli all'Economist per la prossima copertina

6 Gennaio 2018 alle 06:00

Al direttore - Turatevi il fit…

Giuseppe De Filippi

 

Nel 2001, Bill Emmott, da direttore dell’Economist, dedicò a Berlusconi una copertina famosa: Why Berlusconi is unfit to lead Italy. Oggi Bill Emmott – lo ha scritto ieri sul sito Project Syndicate – dice che le cose sono cambiate e che, “per quanto sia scioccante”, una sua vittoria andrebbe considerata un risultato stabile rispetto “all’alternativa di un governo di minoranza guidato dal M5s”. Emmott riconosce che Berlusconi è un argine ai populismi ma al contrario di quello che sostiene Emmott non è Berlusconi a essere cambiato ma è Emmott. Dal 1994 a oggi Berlusconi è in fondo sempre stato un argine al populismo. E’ andata così quando Berlusconi è riuscito a costituzionalizzare la destra fascista e la lega secessionista. Va così oggi con Berlusconi che è diventato anche agli occhi di alcuni avversari storici uno degli argini al populismo anti sistema. E in una certa misura va così oggi anche con Salvini (se non ci fosse Berlusconi la destra non sarebbe “anche” salviniana ma sarebbe solo salviniana). In ogni caso, se l’Economist oggi avesse un po’ di senso dell’umorismo dovrebbe ascoltare il suggerimento di Emmott e dovrebbe dedicare a Berlusconi una copertina simile a quella suggerita due mesi fa dal Foglio: Why Berlusconi is fit to save Italy. E su questo tema non perdetevi il Foglio del lunedì. C’è una sorpresa per voi.


  

Al direttore - Nel film “Una poltrona per due”, la rassicurante atmosfera dell’Heritage Club viene violata da un furto nel guardaroba, un ambiente condiviso, in cui ogni socio può accedere ai beni degli altri. La sicurezza del Club veniva garantita da un rigoroso controllo di ammissione. Criterio sufficiente se tutti i membri si comportano correttamente. Se il guardaroba fosse stato gestito con criteri di sicurezza più elevati, con un solo punto di accesso e controllando ogni deposito e prelievo, si sarebbero create lunghe code. L’impostazione che privilegia la velocità determina un ambiente vulnerabile. Il cuore di ogni dispositivo è il microprocessore che, come il portiere, verifica le credenziali di accesso al Club, ovvero verifica che il programma abbia il diritto di essere eseguito. Le vulnerabilità emerse in questi giorni consentono a programmi malevoli di ficcare il naso nelle zone di memoria usate dagli altri programmi, leggendo informazioni ivi contenute tra cui, possibilmente, password di amministratori di sistema, con conseguente possibilità di installare altri software, a insaputa del legittimo utente. La ragione alla base di questa vulnerabilità è che tutti i microprocessori sono disegnati per ottimizzare le performance rispetto alla sicurezza: per evitare le code al guardaroba. Il parallelo con l’Heritage Club tecnicamente non è del tutto preciso, ma rende l’idea. Non è banale trovarsi nelle condizioni di sfruttare queste vulnerabilità, ma non è impossibile. La prima vulnerabilità, Meltdown, riguarda solo i chip Intel e la soluzione passa da aggiornamenti del sistema operativo che introducono controlli delle attività nelle aree condivise. Questo rallenterà i programmi, ma un computer personale passa inattivo la maggior parte del suo tempo, per cui sarà abbastanza raro percepire peggioramenti delle performance e il rischio è mitigato dall’uso personale che ne facciamo: installiamo noi il software e i browser con cui ci colleghiamo al web incorporeranno contromisure. Diverso il discorso per il cloud che prevede la condivisione dello stesso server da parte di vari clienti, estranei tra loro, come membri dello stesso Club. Sfruttare la seconda categoria, Spectre, è più complesso, ma il problema riguarda tutti i produttori e non potrà essere risolta se non sostituendo il parco installato con dei nuovi chip che dovranno essere realizzati, cosa che richiederà molti anni anche se nel frattempo si potranno usare tecniche per mitigare i rischi. Non è possibile stabilire con certezza cosa accadrà. Dopo che i ricercatori hanno notificato a Intel il problema, il suo amministratore delegato ha venduto la maggioranza delle proprie azioni. Ci potranno essere class action? Il cloud condiviso, cuore di aziende come Amazon e Microsoft, potrebbe subire una battuta d’arresto a favore dei server fisici. Se possiamo trarre un insegnamento, è di non pensare ai computer come sistemi infallibili e certamente sicuri. Bisogna capire che la sicurezza assoluta non esiste, che è un asintoto a cui si tende con opportuna attenzione e investimenti. Bisogna ponderare con molta cautela decisioni relative, ad esempio, ad armi autonome intelligenti, a sistemi di voto elettronico, a flotte di auto autonome, ecc. Tutte queste cose funzionano molto bene, finché non si scopre un problema. All’Heritage Club non era mai successo nulla, in 280 anni di storia.

Stefano Quintarelli

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