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Morte e vita di Dio

Gli occhi rivolti al cielo cercando quella presenza così credibile, reale e umanissima

17 Ottobre 2018 alle 06:14

Morte e vita di Dio

Foto Pixabay

L’uomo entra, saluta la giovane donna e dice il proprio nome. Lo invito ad accomodarsi, subito parla senza nemmeno parlare. Parla di Dio, forse.

 

“Povero Dio, è così triste. E’ disperato perché sente e sa di non esserci e credo stia piangendo, disperatamente, come me del resto. Ma io sono, sono ancora più triste, al punto di non piangere, mentre Dio sì, Lui piange come un bambino. Non è un Grande che sta al mondo, ma proprio quel bambino che vorrebbe essere, che vorrei tanto, tanto per far qualcosa, dare gioia a tutto e a tutti ma anche a far qualcosina, non ci riesce, è un disastro, di quelli che ci riescono per dire che ci sono riusciti ed è un disastro, il disastro dei riusciti è una catastrofe, un imbroglio, un’insensata sensatezza! Dio mi voleva così bene un tempo, e invece… Immagino che anche lei, la testa, sia fuori di quello che dice, lei è santo nel senso che non è Dio e che non le importa, lei è un Dio per modo di dire, in questo è ottimo, un Dio santo nel senso che comunque non dovrebbe, dal momento che lo si è detto in modo così bello, tragico e totalmente privo. Dio, santo cielo Dio! Eri così sicuro, umano, tutto, nonostante e grazie al cielo non esistevi, tu eri davvero incredibilmente credibile, credibilissimo, al massimo, eri vero e no, meglio di così si muore, appunto, ovvero il Meglio, niente di meglio della Morte, la Morte di Dio è sublime e assoluta, ovvero mai, assoluta e finale, Dio è Colui che cola sangue, nulla di peggio e di meglio vidi quando vidi, o meglio mi toccò di vedere. Lui mi toccò, una visione sublime e spaventosa, dalla terrazza del mio palazzo urlavo…”.Simpatico l’uomo che urla questa mattina, degno di interesse, così degno al punto che non gli dico niente, proprio niente ma sorrido, non a lui, e nemmeno a me, sorrido e basta, mi sembra più che sufficiente alle otto del mattino. Ricordo che di primo mattino andavo spesso a un cimitero e non ricordo nemmeno perché e quale dei tanti cimiteri di un tempo. Me lo chiedo ancora oggi e domani ci andrò, così, a uno dei tanti, poiché ciascuno è Dio, Dio vivo e morto, in eterno. Che dico ora all’uomo triste, peraltro così interessante? Che gli dico? Che Dio è Dio è Dio è Dio e Dio è Dio?

 

Quando bestemmio dico bestia alla Bestia, così, a caso e a sproposito, lo dico a me guardando Lui, ma subito mi inchino e dico bestiaccia a me, buon Dio. Attualmente Dio è troppo legato a Dio, come poco fa mi disse uno dicendomi sciocco o peggio, giusto: ridicolo parlare di Dio in questo modo, in ogni modo. Dio è percepito in qualcosa che… è troppo intelligente per essere Dio, quindi è meglio non lo sia, intelligente, poiché tutti gli sciocchi lo sono. Dio non è, guai se Lui non fosse, peggio ancora se fosse. Dio è impronunciabile in quanto Lo si pronuncia senza pronunciarlo, pronunciandolo; il che si capisce dove si va a finire; dove va a finire, dove finisce, ma soprattutto e solo come finisce eternamente in sì, meravigliosamente sgridandosi. Sento, mi dice beffardo l’uomo che prima è entrato da me con la Paola e che lei sta dicendo, captando, ombra facendo… Lei sta rubando, capendo, lei, signore, è molto simile a me elo sa benissimo. Io parlerò di te, tu parlerai di me, ma non così, non così, noi parleremo di voi, e voi di me, in che senso? Che sta cadendo tutto, Dio. Pietà!Urlo rotolandomi, io che mai impreco e sempre rido, quasi sempre. Sento arrivare Paola, corre per la scala: “Che le accade, Signore? Le apro la porta?”. “Macchè, sto benissimo Paola. Corra via o Dio la punirà; era solo un mio sogno, uno di quelli blu”. Paola corre via ridendo. In verità dopo il militare da giovane avevo fatto l’avvocato e il cinema e un sacco di altre cose una più balorda dell’altra, compresa la psicoanalisi Ma che carina quella Paola, quando poi ride e mi sfotte nei sonni. O mi fotte, quanto sarebbe dolce, o anche assassina, io... Perché non Dio, lei che è un Dio? Perché non lo fa, lei che lo è, così bella a sentirsi rotolare in se stessa, nel Nulla, nel tutto che baciandosi si sposano.

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