Donne & pregiudizi

C'è sempre in Giappone una differenza tra percezione dei media – soprattutto internazionali – e paese reale

7 Novembre 2017 alle 17:40

Donne & pregiudizi

Nella foto, un bambino giapponese cerca di fermare l'orco che arriva da occidente: il populismo (foto LaPresse)

In Giappone sembra che nessuno si interessi più dell'arrivo di Donald Trump, visto che la presenza di Ivanka a Tokyo ha praticamente monopolizzato i media e l'attenzione pubblica. La specialissima advisor del presidente americano è arrivata giovedìper partecipare alla World Assembly for Women (Waw), un'iniziativa del ministero degli Esteri giapponese che sin dal 2014 raccoglie parecchi consensi internazionali. Giovedì ha parlato lì anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio italiano, Maria Elena Boschi. Per spiegare quanto la questione femminile sia importante nella strategia di governo di Abe, il Foglio ha avuto un colloquio qualche giorno fa con Rui Matsukawa, una delle menti della Womenomics del premier nonché organizzatrice della prima Waw (l'intervista è qui).

 

In ogni caso, giovedì, tutti gli occhi erano puntati su Ivanka, che è scesa all'aeroporto di Narita attesa da decine di giornalisti. La polizia di Tokyo ha addirittura messo su una “squadra speciale” di poliziotte donne per garantire la sicurezza di Ivanka, e aveva mostrato le loro capacità durante una “esercitazione” a favore di telecamera soltanto qualche giorno fa. Ivanka piace alle donne giapponesi, perché è un'icona di stile, bella e preparata, e perché “in fondo è una principessa”.

 

Eppure c'è sempre una differenza tra percezione dei media – soprattutto internazionali – e paese reale. Per esempio: quando Ivanka Trump è arrivata al Tokyo Prince hotel di Minato-ku, dove è stata organizzata la manifestazione, accompagnata dal primo ministro Shinzo Abe, la sala degli speech era praticamente mezza vuota. Motoko Rich del New York Times ha scritto che la sicurezza ha dovuto spostare i pochi presenti davanti, per mostrare un auditorio più interessato. La Casa Bianca ha poi fatto sapere che all'evento si erano registrate centinaia di persone, però ci sono stati “alcuni problemi di sicurezza” che hanno fatto saltare l'organizzazione. Il risultato, in ogni caso, è stato impietoso.

 

La Trump ha parlato di violenza femminile e di parità di genere soltanto qualche giorno dopo la pubblicazione del report sul Global gender gap del World Economic Forum che, come ogni anno, non fa un ritratto benevolo né del Giappone né della Corea del sud.

 

Siccome il tema femminile in Giappone è strettamente legato al disastro demografico, per capire la Womenomics di Abe qualche giorno fa sono andata nella sede dell'Istituto per la popolazione di Tokyo, e ho parlato con la direttrice del programma internazionale, Reiko Hayashi. Quando mi ha mostrato il grafico della natalità giapponese dagli anni Venti a oggi, si vede chiaramente un tracollo di nascite nel 1966.

 

Il 1966 in Giappone è l'anno delle bambine mai nate. E' utile ricordarlo per capire quanto il nostro mondo occidentale, con le nostre regole e i nostri giudizi, sia così in difficoltà quando cerca di spiegare alcune dinamiche orientali.

 

Il 1966 in Giappone è l'anno delle bambine mai nate, ed è colpa dell'oroscopo. Il 1966 è un Hinoe Uma, un anno funesto, perché combina il segno del fuoco con il segno del cavallo, ci spiega Hayashi. Quell'anno nacquero soltanto 1,4 milioni di bambini, il 25 per cento in meno dell'anno precedente. “Molti furono abortiti, soprattutto le bambine – si diceva che una volta cresciute avrebbero ammazzato la famiglia. Ma alcuni registrarono i figli nati in quell'anno nel 1967, per evitare lo stigma sociale che pure c'era, il bullismo subìto dalle bambine nate sotto il segno del cavallo e del fuoco”, dice Hayashi. Nel 1930, parlando dell'Hinoe Uma, si parlava già delle donne e della loro posizione nella società giapponese (leggete qui). Il prossimo anno funesto sarà nel 2026.

 


 

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