Maldito domingo

Cosa possa spingere un uomo di quarantatré anni con due figli a casa a farsi seicento chilometri di macchina per fare a botte e alla fine morire, in un Manzanarre gelido e terribile, non ci è dato saperlo.

2 Dicembre 2014 alle 14:47

Maldito domingo

Cosa possa spingere un uomo di quarantatré anni con due figli a casa a farsi seicento chilometri di macchina per fare a botte e alla fine morire, in un Manzanarre gelido e terribile, non ci è dato saperlo. Maldito domingo. La Spagna ha la sua tragedia, la sua emergenza, le sue polemiche, pesanti. Giocano a pallone tutti, come se niente fosse, anche dieci ore dopo il dramma. I telefonini non prendono e le decisioni non (si) prendono. Le responsabilità volano molto alte e si perdono nel cielo sopra il Calderón. Destra contro sinistra, franchismo e rivoluzione o forse, più semplicemente, gruppi che giocano a fare la guerra in cerca di adrenalina ed emozione. Chi siamo noi per giudicare? E però lascino in pace i bambini per strada, le ragazze che fanno jogging. Lascino perdere i tavolini dei bar, il caldo delle colazioni, la domenica mattina. E’ un pensiero borghese? Sto invecchiando? Se i ribelli sono questi, I’m gonna start a revolution from my bed (cit.), piuttosto. Molto più produttiva. E divertente. Per le rivoluzioni serie, ovviamente, massimo rispetto. Chiamare ore ufficio.

 

Piuttosto, per una volta, la nostra è proprio una buona domenica. Juve-Toro e Roma-Inter sono un concentrato di adrenalina sana. Pjanic è da grande bellezza, il tremendismo granata si arricchisce di nuovi capitoli. Se questo è l’effetto dei sexy club russi Garcia può comprare l’abbonamento per tutti. La Roma segue l’ispirazione, gioca libera e tosta. Zittita da Osvaldo non molla e alla fine gode di brutto. Pirlo segna a sei secondi dalla fine, dieci contro undici, un po’ perché ci crede e un po’ perché è un fenomeno. Il solito tema: la distanza (sottilissima) tra casualità e destino, il senso inesorabile del tempo (sei secondi), le occasioni che potevi prendere, i treni su cui saresti potuto salire e invece sei qui. Con la tua sciarpa granata o bianconera al collo, disperato o felice, a riavvolgere il filo, a seguire i non detti, a pensare quello che poteva essere e non è stato. A cena quella sera, anni fa, con Valeria, che ti piaceva di brutto, oppure domenica alle 19 e 50 allo Juventus Stadium. Ed è evidente che una vita sola non ti potrà mai bastare.

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