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Toro quanto mi costi. Come sono vuote le tasche del matador

La corrida non è più molto seguita in Spagna e sebbene sia “immersa nel glamour”, prima di diventare famosi i toreri devono fare molta strada. Reuters racconta la storia di Alberto Lamelas, matador per passione e tassista per mangiare

26 Luglio 2017 alle 18:15

“Quando non si trova di fronte ad un toro nell'arena, ammantato nel ricco ricamo del costume dei matador, Alberto Lamelas gira nel suo taxi per Madrid, in jeans e scarpe da tennis, in cerca di clienti”. Reuters racconta, in un reportage fotografico a firma di Sergio Perez, la doppia vita di questo 33enne spagnolo che come molti toreri deve integrare il proprio reddito con altri lavori per finanziare l'attrezzatura costosa e la “traje de luces” – il vestito delle luci – indossati nell' arena. La corrida non è più molto seguita in Spagna e sebbene sia “immersa nel glamour e nella tradizione e i matador sono spesso elevati allo status di celebrità”, prima di diventare famosi devono fare molta strada. “I toreri sono comunque spesso costretti a lottare per arrivare a fine mese”.

    

“Molti di noi devono fare il meglio che possono”, dice Lamelas che è passato da tirocinante torero (o “novillero”), a matador nel 2009, si allena quasi quotidianamente in un arena in disuso alla periferia di Madrid ma riesce a partecipare appena a quattro combattimenti l'anno.

   

“Lamelas ha fatto la sua seconda apparizione questa estate alla grande arena di Las Ventas di Madrid durante le feste di San Isidro - la fase finale per i matador che cercano di fare un nome”, spiega il reportage. “Ha ucciso due tori in quella lotta. Ma poco più tardi, era già tornato alla banchina dei taxi e mentre si avviava verso la coda di automobili in attesa di passeggeri alla stazione ferroviaria di Atocha riviveva i momenti più esaltanti dello scontro a Las Ventas”.

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