"Così non va". Lo sciopero generale nelle principali città italiane contro il jobs act

Luca Gambardella

"Così non va. Abbiamo proposte concrete per cambiare l'Italia", recita lo striscione d'apertura del corteo di Cgil E Uil partito stamattina da piazzale dell'Esquilino, lungo via Cavour a Roma. In prima fila il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, e accanto a lui il segretario della Cgil Roma e Lazio, Claudio De Bernardini. Palloncini e bandiere rosse e azzurre colorano la manifestazione, insieme ai palloncini che raffigurano il premier Renzi con il naso di Pinocchio."Noi non abbiamo paura", dicono le donne della Cgil, no ai tagli ai patronati sì all'assistenza gratuita, chiede la Uil della P.a.

 

"Più formazione, più lavoro", invoca la Erfap Uil. "Costruiamo il futuro, nessuna tangente sul nostro futuro", è invece lo slogan degli studenti medi. In coda al corteo anche le bandiere, bianche e celesti, dell'Ugl, che ha proclamato anch'essa lo sciopero generale.

 

"E' una scelta del governo se continuare a provare a innescare il conflitto oppure discutere. Deve essere chiaro che non ci fermeremo. Continueremo a contrastare le scelte sbagliate per avere una prospettiva di lavori in questo paese", ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso, parlando a margine del corteo in corso a Torino, organizzato da Cgil, Uil e Ugl per protestare contro il jobs act e la legge di stabilità del governo Renzi. "L'emergenza del paese si chiama lavoro. Bisogna fare una politica perché ci sia il lavoro, ma non può essere un lavoro comunque senza diritti e professionalità - ha aggiunto Camusso - chi sta al governo deve decidere se l'Italia è un paese normale o se pensa di continuare lo scontro".  

 

Sempre stamattina, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha messo in guardia contro l'esacerbarsi dei rapporti tra governo e sindacati. "E' bene che ci sia rispetto reciproco delle prerogative di ciascuno e che non si vada a una esasperazione come quella di cui oggi abbiamo il segno. Non fa bene al paese".

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  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it