Inglesi, siamo pazienti

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03/04/2019

Milano. Theresa May, premier britannico, ieri ha riunito i suoi ministri per sette ore e dopo ha fatto una dichiarazione pubblica ribadendo che il suo obiettivo è fare uscire il Regno Unito dall’Unione europea in modo ordinato – la Brexit si deve fare. Per raggiungerlo ha detto che potrebbe esserci bisogno di una proroga limitata nel tempo e ha chiesto la collaborazione del leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn – ha capito che l’accordo negoziato con l’Ue non può passare ai Comuni soltanto con i voti dei Tory e del Dup nordirlandese – e delle indicazioni eventuali dei Comuni – che finora, pur avendo preso in mano la gestione del processo della Brexit non hanno trovato una maggioranza su nessun percorso da seguire, né più soft né più hard. La May si è data nove giorni di tempo per questo ultimo tentativo di mediazione interna: il 12 aprile ci sarà il vertice straordinario europeo durante il quale si dovranno stabilire i passi successivi di questo divorzio impossibile. Di fatto tutte le opzioni sono ancora disponibili: semmai per qualche giorno la May ha disinnescato la richiesta del Labour di andare a nuove elezioni. Corbyn infatti è chiamato a fornire o collaborazione sull’accordo già negoziato o un’alternativa fattibile a questo accordo, che abbia la maggioranza in Parlamento (potrebbe bastare anche un consenso sul negoziato per le relazioni future). In più la May sembra voler riprendere in mano la gestione del processo, e guidare anche la scelta dei voti alternativi. L’unica cosa chiara è che la May non vuole partecipare alle elezioni europee e questo potrebbe aumentare le chance di un no deal. Come ha tuittato rapido il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk: “Anche se, dopo oggi, ancora non sappiamo quale sarà il risultato, siamo pazienti”. (p.ped)