Ortodossia di destra

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Micol Flammini

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22/03/2019

Roma. I tre saggi sono venuti fuori in silenzio, quasi fossero i personaggi di un racconto fantastico, tre figure impalpabili in grado di curare i malanni del Partito popolare europeo che secondo Viktor Orbán, sospeso mercoledì dal gruppo a tempo indeterminato, stanno tutti nel fatto che i suoi colleghi non voglio capire che il vero popolare è lui e tutti gli altri si sono spostati, tutti, troppo a sinistra. I tre saggi sono un’invenzione dei popolari tedeschi e austriaci, drei weise più che three wise, ed è stata la Bild per prima a parlare di loro e del piano segreto per bloccare l’espulsione di Orbán: da loro tre dipenderà la permanenza del premier ungherese nella grande famiglia europea. Questi personaggi mitologici, ieri sono diventati reali e hanno nomi, volti, cognomi, cariche e un passato politico. (Flammini segue a pagina quattro)

Il comitato è formato da Herman Van Rompuy, ex presidente del Consiglio europeo, Hans-Gert Pöttering, già presidente del Parlamento Ue e infine Wolfgang Schüssel, ex cancelliere d’Austria. Loro tre sorveglieranno Orbán, il partito Fidesz, monitoreranno la loro attività, che il premier ha definito “informativa e non denigratoria”. Herman Van Rompuy è un politico belga, del Belgio è stato anche primo ministro, per breve tempo. Hans-Gert Pöttering è della Cdu, il partito tedesco di Annegret Kramp-Karrenbauer, uno dei maggiori artefici della sospensione concordata, anche se Orbán ha precisato che non si tratta di una sospensione ma di un’autosospensione. I legami tra Fidesz e i conservatori tedeschi sono antichi e la presenza di Pöttering nel comitato è in continuità con quell’affinità elettiva e ultimamente tormentata tra Berlino e Budapest (Orbán era considerato un protetto già ai tempi di Helmut Khol). Che sarebbero stati i tedeschi a salvare Viktor Orbán era prevedibile, non erano gli unici intenzionati a farlo, ma la loro decisione rappresentava quella definitiva. Così nel nome dell’antico rapporto, ormai incrinato, e anche per non danneggiare Manfred Weber, candidato alla presidenza della Commissione europea, Annegret Kramp-Karrenbauer avrebbe spinto il partito ad architettare questo piano, di cui i tre saggi saranno i garanti.

Infine c’è Wolfgang Schüssel, ex cancelliere austriaco, e sul cui nome Orbán in conferenza stampa si è fatto una risata. Schüssel è stato il cancelliere del governo più controverso della storia austriaca dal 1945, il primo del Dopoguerra a non essere guidato dalla SpÖ. E Schüssel, leader della Övp decise di coalizzarsi con la FpÖ di Jörg Haider, un partito di estrema destra accusato di razzismo che sembrava molto più a destra rispetto a quello guidato oggi da Heinz-Christian Strache, anche lui al governo. Gli amici in Europa vanno scelti bene e l’Ue di allora, era il 2000, la fece pagare cara a Schüssel e impose delle sanzioni informali, limitò i contatti diplomatici allo stretto necessario e fece ostracismo verso i membri del governo. Mercoledì Orbán ha detto: “Se nel 2000 l’Övp è stato messo sotto indagine e ora è Schüssel a indagare me, magari tra venti anni sarò chiamato a sorvegliare i liberali svedesi. Questa prospettiva mi attrae”.

I tre saggi dovranno monitorare Fidesz, stare attenti al fatto che mantenga le promesse, rispetti le condizioni poste da Manfred Weber il 5 marzo – chiedere scusa agli alleati, interrompere le campagne euroscettiche, ritirare la legge contro la Central european university –, ma il loro mandato sta nell’attesa. Giudicheranno dopo le europee, forse anche a seconda delle richieste dei possibili alleati del Ppe. In questi mesi saranno talmente tante le cose da fare a Bruxelles, i temi su cui discutere e per cui preoccuparsi, che probabilmente, almeno per un po’, di Orbán sentiremo parlare meno.

Micol Flammini