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Italia malata (mentale) d’Europa

22 Marzo 2019 alle 12:06

Il malessere non è solo economico ma anche nella mentalità di governo

L’Italia torna a essere il malato d’Europa. La conferma viene dall’ultimo Bollettino economico della Banca centrale europea. La Bce non è nuova nei suoi report a mettere in guardia dalla condizione italiana, deteriorata rispetto a quella continentale. Ma questa volta argomenta con un allarme su un paese che arretra. “I rischi per l’Italia – si legge nel Bollettino che riporta il giudizio della Bce – derivano dalla sostenibilità delle finanze pubbliche e dalla situazione di sostanziale stallo e arretramento sul fronte delle riforme che stanno mettendo in ombra i progressi compiuti negli anni precedenti”. Un giudizio pesante a due mesi dalle elezioni per il Parlamento europeo. Questa situazione non è priva di conseguenze in un contesto continentale che, secondo la Bce, tra dicembre e marzo, ha visto stabili le condizioni dei mercati delle obbligazioni sovrane “a eccezione del mercato italiano, dove il differenziale di rendimento a dieci anni ha continuato a mostrare una certa volatilità”. L’Italia è in compagnia di Cipro e Grecia in fatto di squilibri nei conti pubblici. La condizione è più critica se si tiene conto della revisione delle stime sul pil 2019 dell’agenzia di rating Fitch di mercoledì che ha falciato le stime di crescita per quest’anno dall’1,1 precedente allo 0,1, ovvero crescita (quasi) zero. L’arretramento sta insomma sia nell’azione politica di contrasto alla recessione conclamata dall’anno scorso sia nelle previsioni di crescita – non solo dell’agenzia americana, ma anche di organismi internazionali e istituzioni indipendenti – che convergono verso il basso. Il motivo di fondo lo spiega la banca svizzera Ubs in una nota di ieri. “La forte incertezza politica dello scorso anno ha raffreddato la ripresa degli investimenti delle aziende cominciata nel 2014”. Se dovessimo tradurlo con un parallelismo che sconfina nella psicologia “si definisce procrastinazione il ritardare volontariamente un’azione nonostante prevedibili conseguenze negative”, dice Ubs. “Ansia e procrastinazione vanno spesso a braccetto: quando si è spaventati si tende a rimandare ciò che si vorrebbe fare; ci si trova quindi immobilizzati e meno capaci di reagire”. La malattia non è solo economica, è anche mentale.

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22/03/2019

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