More and better jobs

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19/03/2019

E’ sempre importante ricordare, soprattutto ai più giovani, il sacrificio di tanti intellettuali che hanno pagato con la vita il coraggio di difendere le proprie idee. Sono passati diciassette anni dal barbaro assassinio di Marco Biagi, l’uomo che con il suo “Libro bianco” si era impegnato a cambiare le condizioni del mercato del lavoro e che la Cisl stimava, pur nella nostra autonomia di opinioni, come si deve stimare chi si misura sul serio per garantire situazioni di progresso sociale ed economico nel nostro paese. Per un triste destino, sempre nel mese di marzo, alcuni anni prima, era stato assassinato Ezio Tarantelli, un altro uomo libero, brillante, vicino alla Cisl e animato da una grande passione civile e sociale. Biagi e Tarantelli, due eroi del nostro tempo, uccisi barbaramente dalle Br perché volevano un paese più libero e più moderno. Entrambi accomunati dalla stessa passione autentica per l’Europa e per una maggiore coesione sociale ed economica. Soprattutto convinti che la democrazia rappresentativa non si esaurisce nel rapporto tra istituzioni e partiti, ma che il contributo dei corpi intermedi è essenziale per il governo delle società complesse, come ha giustamente rilevato ieri il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Due riformatori autentici, insomma, che avevano colto con grande acume e lungimiranza da una parte le trasformazioni economiche e del mondo del lavoro, dall’altra la necessità di una maggiore adattabilità della contrattazione alle esigenze della produzione, ma ponendo sempre al centro la persona umana, i suoi diritti, la dignità del lavoro. Biagi e Tarantelli giustamente predicavano l’importanza del dialogo sociale e il “primato” della contrattazione sulla legge, attraverso un ruolo responsabile delle parti sociali che resta l’elemento centrale per il rafforzamento del lavoro e per far crescere il salario e la produttività delle imprese. Per questo siamo convinti che oggi Marco Biagi, e probabilmente anche Ezio Tarantelli, non sarebbero stati d’accordo sull’introduzione del salario minimo per legge, cui pensa il governo Conte, perché il problema oggi è quello di estendere i contratti, anche a quella parte del mondo del lavoro priva di tutele, diritti, previdenza, assistenza sanitaria. Il meglio del giuslavorismo italiano è sempre venuto dagli accordi sindacali. L’errore più grande che è stato compiuto da tutti i governi in questi anni è stato quello di voler intervenire con le leggi sulle materie e sulle regole del lavoro, pensando che solo da queste scaturisse una maggiore crescita ed una maggiore occupazione. Riforme calate dall’alto con misure legislative che invece dovrebbero affermarsi nel confronto e nel negoziato autonomo e libero tra le parti sociali, imprese e lavoratori. Ecco perché vogliamo completare nelle prossime settimane il “patto della fabbrica” con la Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali. Le parti sociali hanno il dovere di indicare una propria e autonoma ricetta economica e sociale al Governo ed alla politica, in vista anche delle scadenze europee e delle scelte difficili che il nostro paese dovrà compiere per evitare una nuova fase di recessione. Esercitare il nostro ruolo: questo ci avrebbero suggerito Marco Biagi e lo stesso Ezio Tarantelli. Il problema era (e rimane tuttora) come favorire maggiori investimenti pubblici e privati per il lavoro dei giovani, soprattutto nel sud, come alzare i salari con una riduzione delle aliquote fiscali, come migliorare l’occupabilità delle persone a partire dalle politiche attive del lavoro, la formazione permanente, l’alternanza scuola-lavoro, l’apprendistato duale, un uso appropriato e non utilitaristico da parte delle aziende dei tirocini. Cultura, formazione, innovazione e lavoro devono camminare insieme. Non c’è un prima ed un dopo. Da lì bisogna ripartire oggi per una società con more jobs e better jobs, come scriveva Biagi nel suo “Libro bianco”.

Annamaria Furlan

Segretaria Generale Cisl