Il senso di Merkel per la storia

Perché la cancelliera tedesca ha più volte citato la pace di Augusta nei suoi discorsi

11 Giugno 2018 alle 14:31

Il senso di Merkel per la storia

Foto LaPresse

"Quando Angela Merkel ha visitato il gruppo parlamentare del suo partito a metà aprile, non ha parlato di come vuole cambiare il sistema pensionistico. Neanche i pedaggi sulle autostrade tedesche erano nella sua lista. Non si lamentava nemmeno della Csu. Invece, voleva parlare della pace di Augusta, firmata nel 1555”. Così lo Spiegel.

 

“La cancelliera ha fatto frequenti escursioni nella storia ultimamente. In effetti, la pace di Augusta è comparsa anche quattro settimane fa durante la sua visita alla residenza dell’ambasciatore tedesco a Washington. Il trattato ha avviato una fase di pace di sessant’anni tra protestanti e cattolici dopo il sanguinoso tumulto della Riforma e inizialmente sembrava che la gente fosse finalmente tornata in sé. Ma quell’immagine si rivelò ingannevole. Nel 1618, iniziò una guerra diversa da tutte quelle che qualsiasi altro continente avesse mai visto. Quando l’inferno finì, trent’anni dopo, gran parte della Germania era stata spopolata e molte città erano in rovina. Per Merkel, la pace di Augusta è molto più di una data storica lontana. Piuttosto, è un avvertimento di quanto sia sottile la vernice che copre la civiltà. Proprio come le persone alla fine del XVI secolo sbagliavano a pensare che la pace di Augusta sarebbe stata duratura, oggi potremmo sbagliare altrettanto nella convinzione che l’ordine postbellico, con tutti i suoi trattati e tutte le sue alleanze, serva da garanzia che il flagello della guerra non tornerà (…). Karl Marx ha scritto una volta che i filosofi hanno solo interpretato il mondo, in vari modi, ma che il punto è cambiarlo. Se questo è vero, allora Merkel è chiaramente una filosofa. Nel bel mezzo della campagna elettorale del 2017, in una birreria a Trudering, in Baviera, ha detto una frase di enorme significato: l’Europa deve ora prendere il suo destino nelle proprie mani (…). Merkel afferma di non essere guidata dai discorsi. Si comporta come se fosse una virtù tedesca raggiungere un obiettivo senza molte chiacchiere. Ma la verità è che si sottrae al lavoro di trovare le parole giuste per radunare le persone attorno a idee che non hanno ancora il sostegno della maggioranza. La politica di distensione di Brandt sarebbe esistita se non fosse stato per i suoi grandi discorsi? E la riunificazione tedesca? Uno dei tratti dell’ultima èra di Merkel è che il silenzio del cancelliere alimenta l’apatia che lei lamenta tanto profondamente”.

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