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Tutti all'ombra della "Chimerica"

Niall Ferguson sul Times racconta la simbiosi fra Cina e America

14 Maggio 2018 alle 10:55

Tutti all'ombra della "Chimerica"

"Quando il concetto di ‘Chimerica’ apparve per la prima volta in queste pagine undici anni fa, intendeva incapsulare un nuovo ordine economico mondiale, basato sulla crescita guidata dalle esportazioni cinesi e sul consumo eccessivo americano” scrivono Niall Ferguson e Xiang Xu.

 

“Questo ha messo gli Stati Uniti, l’unica superpotenza globale, in una relazione finanziaria improbabile con il suo futuro rivale più probabile. La fondazione di Chimerica avvenne negli anni successivi all’adesione della Cina all’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001, integrando la sua massiccia forza lavoro e il surplus di risparmio nell’economia mondiale. Per la Cina, i profitti sono stati enormi. Quando è entrata a far parte dell’Organizzazione mondiale del commercio, il suo prodotto interno lordo rappresentava solo il 13 per cento del pil degli Stati Uniti su base dollaro corrente. Nel 2016 era del 60 per cento e nel 2023 secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale raggiungerà l’88 per cento. Per gli Stati Uniti, Chimerica significava beni di consumo più economici e tassi di interesse più bassi, una causa significativa della bolla immobiliare a metà degli anni Duemila. La crisi finanziaria globale del 2008-09 sembrava l’inizio della fine per Chimerica. Ma dieci anni dopo, esiste ancora. Chimerica rappresenta il 40 per cento del pil mondiale. La Cina rappresenta la metà del deficit commerciale totale degli Stati Uniti. Lungi dall’essere una chimera, la Chimerica è diventata una simbiosi apparentemente stabile. Eppure la Chimerica di oggi è diversa da quella del 2007. Per prima cosa, la Cina è cambiata. Sotto molti aspetti assomiglia sempre più agli Stati Uniti, con un aumento del consumo delle famiglie, salari più alti e un sistema finanziario complesso. Il cambiamento più grande, tuttavia, è negli Stati Uniti. Dopo l’elezione di Donald Trump, i leader americani hanno preso una piega anti-cinese. Sul commercio, la nuova Casa Bianca ha adottato un approccio combattivo, annunciando una serie di tariffe sui prodotti cinesi. Cina e Stati Uniti hanno iniziato a divergere nel 2015, quando Pechino ha adottato diversi provvedimenti difensivi per ridurre il rischio finanziario. Che queste tendenze abbiano avuto un ruolo nelle elezioni presidenziali del 2016 sembra chiaro. La reazione contro la Cina è stata una conseguenza più o meno inevitabile dell’evoluzione di Chimerica. Sarebbe successo – anche se forse in forma più sottile – anche senza Donald Trump. Molti commentatori occidentali considerano le tariffe di Trump come pericolosamente fuorvianti e gli investitori sono preoccupati per una guerra commerciale in piena regola. Ci permettiamo di dissentire. Dopo aver simulato gli effetti di una guerra commerciale, abbiamo concluso che è il modo giusto per costringere la Cina a cambiare. Molto è cambiato da quando Chimerica è diventata il fulcro dell’economia mondiale dopo il 2001. All’epoca la Cina era solo un grande mercato emergente. Oggi si sta avvicinando alla parità economica – e alla rivalità strategica aperta – con gli Stati Uniti. Ciò che è necessario, in breve, è un nuovo equilibrio. Questo può essere raggiunto solo se la Cina cederà terreno e si impegnerà a ridurre il suo deficit commerciale bilaterale con gli Stati Uniti”.

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