cerca

I politici onesti e la corruzione

Non la eliminano. Anzi, secondo l'Atlantic la retorica contro la venalità è un incentivo alla repressione

22 Gennaio 2018 alle 11:04

Proteste contro la corruzione in Brasile

Proteste contro la corruzione in Brasile (foto LaPresse)

La buona notizia è che gran parte del mondo è stufa della corruzione. La cattiva notizia è che il modo in cui molti combattono la corruzione è inefficace. Troppo spesso, il rimedio è incentrato sulla ricerca e la responsabilizzazione di un leader onesto che promette di eliminare il problema. A livello mondiale, i candidati a incarichi elettivi operano su metodi anti-corruzione molto personalizzati, offrendo se stessi come soluzione.

 

Ciò di cui i paesi hanno veramente bisogno, tuttavia, sono leggi intelligenti che riducono gli incentivi e le opportunità di corruzione. Hanno anche bisogno di istituzioni forti che applichino tali leggi e privino i funzionari corrotti e i loro complici del settore privato dell’impunità nei loro sforzi per arricchirsi a spese del pubblico. Ma la crescente intolleranza globale verso la corruzione è visibile nella proliferazione di paladini anti-corruzione come candidati politici. Le proteste contro la corruzione sono grandi e frequenti in tutto il mondo: India, Messico, Bulgaria, Russia e Thailandia sono solo alcuni dei molti paesi in cui sono scoppiate. I cittadini lì e altrove non credono più che la corruzione sia inevitabile o che sia inutile cercare di combatterla.

 

E’ gratificante vedere i leader corrotti rimossi. Ma questo non vuol dire che un leader politico onesto sia il miglior antidoto contro la corruzione.  Le società che puntano su un leader onesto per risolvere i loro problemi quasi sempre ci perdono. Troppo spesso, la lotta alla corruzione funge da meccanismo di repressione politica. Gli autocrati del mondo sfruttano l’intolleranza popolare verso politici venali per eliminare i loro rivali. Senza dubbio vi sono individui veramente corrotti tra quelli imprigionati dai dittatori. Ma le vere ragioni di questi arresti hanno di certo più a che fare con la politica che con la presunta disonestà. Tuttavia, la lotta alla corruzione non deve essere corrotta.

 

In Brasile, un gruppo di esperti di analisi dei dati ha utilizzato tecniche di intelligenza artificiale per monitorare i funzionari pubblici. Si sono concentrati sulla limitazione delle frodi tra i membri del Congresso alla ricerca di rimborsi per le spese di viaggio e alimentari; dopo aver ottenuto il crowdfunding per i costi di avvio, hanno creato Rosie, un robot di Intelligenza artificiale che analizza le richieste di rimborso dei legislatori e calcola la probabilità che siano giustificati. Nessuno si è sorpreso quando Rosie scoprì che i deputati spesso ingannavano. Rosie è un esempio che mostra le tendenze positive e le nuove possibilità nella lotta alla corruzione, rivela il potere di una società civile ben organizzata unita all’innovazione tecnologica e alla trasparenza delle informazioni nel settore pubblico. In effetti, può sembrare un esempio troppo piccolo in un paese pieno di corruzione. E’ facile liquidare Rosie come uno sforzo marginale che non incide realmente su larga scala. Per esempio mentre alcuni deputati pagavano le loro spese personali allo stato, nel corso di quindici anni la società di costruzioni brasiliana Odebrecht pagò 800 milioni di dollari in tangenti in tutto l’emisfero e così ricevette benefici per 3,3 miliardi di dollari. Eppure anche qui, ci sono stati progressi. Marcelo Odebrecht, capo della compagnia, è stato condannato a diciannove anni di carcere. Rosie sta guardando.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi