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La fuga intellettuale nelle minoranze

Si deve a Foucault, venerato come un santo accademico, scrive Claremont

30 Ottobre 2017 alle 12:03

La fuga intellettuale nelle minoranze

Michel Foucault

Gli accademici di sinistra considerano Michel Foucault un gigante intellettuale” ha scritto su Claremont Andrei Znamenski. “I suoi scritti sul potere repressivo delle istituzioni moderne dominano i nostri dipartimenti universitari: dagli studi letterari alla scienza politica, dall’antropologia alla geografia. Entro la fine degli anni Ottanta aveva acquisito un’autorità degna di un santo all’interno dell’accademia occidentale. Tuttavia, in un momento non meglio definito degli anni Settanta, Foucault si prese un ‘virus neoliberale’.

 

I primi segni di ciò si ebbero nel 1975, quando iniziò a rivisitare le attività dei radicali anni Sessanta che lui stesso aveva plasmato. Qualche anno più tardi, sviluppò un interesse per il ‘neoliberalismo’. A partire dal 1978, attraverso interviste e interventi pubblici, Foucault usò i moderni pensatori liberisti e affini come F. A. Hayek, Ludwig von Mises, Wilhelm Röpke, Milton Freedman e Gary Becker per sfidare le ortodossie della sinistra, soprattutto la sua venerazione per un magnanimo welfare state. Per Foucault, dal mettere in discussione la validità degli onnipotenti e onniesplicativi paradigmi ‘scientifici’ come il marxismo al riconoscere l’importanza dell’ordine spontaneo e dell’individualismo, il passo fu breve. Sperava di esorcizzare il ‘totalitarismo’ dalle scienze umane e di mettere l’individuo al centro degli studi e delle politiche sociali. Insieme a molti altri esponenti della sinistra, cercò una fuga accettabile dal marxismo e dalle tradizioni deterministe, stataliste del socialismo e dalle sue tentazioni autoritarie.

 

Il corteggiamento dell’individualismo metodologico della Scuola austriaca, e degli scritti di Mises e di Hayek sulla spontaneità dell’azione umana, gli offrì una via di fuga. Sul fare degli anni Sessanta, molti marxisti erano frustrati dalle tendenze non rivoluzionarie della classe operaia capitalista. Iniziarono dunque a ricercare i salvatori della rivoluzione in gruppi sociali dapprima ignorati: le popolazioni del Terzo mondo, le donne, la gente di colore, insieme a vari gruppi marginali e di transizione come gli studenti, gli omosessuali, i malati di mente e i senzatetto. Quando anche questi ‘dimenticati da Dio’ rifiutarono la chiamata alle armi, Foucault (insieme ad altri) abbandonò la redenzione di gruppo per l’ultimo, rivoluzionario auto redentore: l’individuo. L’esplorazione di Foucault degli scritti libertari mostra che, a differenza di molti altri, egli era capace di pensare al di fuori del perimetro intellettuale di riferimento della sinistra. Vide lo studio e l’uso delle idee libertarie e liberiste come una continuazione delle sue preoccupazioni passate, non come un loro ripudio. Ad ogni modo, che un filosofo della sinistra esplorasse e abbracciasse nomi ‘proibiti’ di fronte a platee sinistrorse fu un atto rivoluzionario, che rimestò le acque stagnanti dell’ideologia”.

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