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Toh, sono tornate le frontiere

Niall Ferguson sull’illusione dello stato d’animo globalista

2 Ottobre 2017 alle 16:15

Toh, sono tornate le frontiere

Foto LaPresse

“Ci era stato promesso un mondo senza frontiere”. Così si apre l’articolo dello storico Niall Ferguson sul Times di Londra. “Nel 1990 il professor Kenichi Ohmae ha pubblicato ‘Il mondo senza frontiere’. Nel 1996 John Perry Barlow ha scritto la sua Dichiarazione d’indipendenza del cyberspazio, rivolta ai ‘governi del mondo industriale’. Poco più di due decenni dopo, i confini sono tornati. Nel suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente Trump è stato inequivocabile: ‘Dobbiamo rispettare i confini’. Il mondo non è in uno stato d’animo globalista. La Brexit ha riaffermato la sovranità, soprattutto sull’immigrazione. Angela Merkel è stata nuovamente scelta come cancelliere tedesco, ma il suo partito è sceso, soprattutto perché ha perso il controllo delle frontiere della Germania due anni fa. E Trump si aggrappa alla sua promessa elettorale per costruire un muro lungo il confine americano-messicano, oltre a escludere dagli Stati Uniti i cittadini di paesi principalmente musulmani associati al terrorismo.

 

Le élite europee si prendono gioco di Trump, ma i sondaggi mostrano che la maggioranza dei loro cittadini avrebbe sostenuto un divieto simile all’immigrazione musulmana nell’Unione europea. Nel frattempo, le stesse élite europee stanno aumentando i loro sforzi per tassare i principali beneficiari del mondo senza confini, le gigantesche compagnie americane della Silicon Valley. Più del 36 per cento della popolazione mondiale vive in due paesi, Cina e India, ognuno con una popolazione di miliardi di persone. Un quarto (26 per cento) vive in undici paesi con popolazioni di centinaia di milioni. In altre parole, il 95 per cento di tutte le persone vive in meno di 90 paesi. Tuttavia, le Nazioni Unite hanno 193 membri. Tra i membri più recenti ci sono Timor-Est (1,3 milioni di abitanti) e il Montenegro (629 mila). Perché i curdi non hanno ancora uno stato nazionale con i propri confini, nonostante siano fra i 30 milioni e i 45 milioni? Perché non i catalani? Se la piccola isola del Nauru (11.359 abitanti) è uno stato sovrano, qual è l’argomento contro un Kurdistan indipendente o la Catalogna? Oppure i Rohingya, la minoranza musulmana in Birmania, la cui situazione ha attirato l’attenzione del mondo?”.

 

L’ordine mondiale moderno, conclude Ferguson, “non è giusto. In ultima analisi, le frontiere sono una funzione del potere. Se non puoi difenderle, sono solo linee tratteggiate. Il calcolo della dinastia Kim è che le bombe nucleari sono le ultime guardie di frontiera. Presto scopriremo se questo calcolo è corretto. Se è così, molti altri stati le vorranno. Altrimenti torneremo nel Diciannovesimo secolo, quando le grandi potenze hanno giocato la loro grande partita con i confini di tutti gli altri”.

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