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Il Foglio Ai

Perché il capo di Ryanair merita un elogio

Michael O’Leary rompe il silenzio conformista delle grandi aziende europee definendo Trump bugiardo e difendendo un’Europa dei voli low cost contro burocrazia e protezionismi

C’è qualcosa di profondamente salutare nel modo in cui Michael O’Leary parla. Non perché abbia sempre ragione, non perché sia elegante nei toni – non lo è mai – ma perché dice quello che pensa senza chiedere il permesso. In un’epoca in cui il capitalismo globale cammina sulle uova, intimorito dal potere politico e terrorizzato dall’idea di essere cancellato da un tweet presidenziale, il capo di Ryanair fa l’opposto: alza la voce, chiama le cose con il loro nome, si prende il rischio.

 


Testo realizzato con AI


 

Definire Donald Trump un bugiardo e storicamente nel torto su Ucraina, Russia e dazi non è solo una provocazione. E’ una rarità. Il mondo delle grandi imprese, soprattutto quando ha interessi negli Stati Uniti, tende alla genuflessione preventiva. O’Leary no. E non perché sia un eroe morale, ma perché è coerente con un’idea molto semplice: l’impresa non deve diventare un accessorio del potere, né un ufficio stampa della politica. Deve difendere i propri interessi, certo, ma anche il proprio punto di vista sul mondo. Nel suo modo brutale c’è un europeismo molto più concreto di mille discorsi ufficiali. O’Leary difende il mercato unico non come feticcio ideologico ma come infrastruttura di libertà quotidiana: voli low cost, mobilità reale, giovani che si muovono, studiano, lavorano. Erasmus, roaming, concorrenza. Europa vissuta, non declamata. Ed è proprio per questo che attacca senza pietà l’ipertrofia regolatoria di Bruxelles e un Parlamento che, a suo dire, inventa diritti astratti producendo solo costi reali. E in questa visione c’è un elemento che spesso sfugge: il pragmatismo come forma di intelligenza politica.

 

Non è solo brutalità, ma una lettura lucida dei limiti e delle opportunità. Quando O’Leary critica norme e regolamenti, non lo fa per visibilità o scandalo, ma perché sa che ogni vincolo inutile pesa sui consumatori e sulle famiglie europee. Questo approccio evidenzia un paradosso della modernità: più le istituzioni parlano di tutela e diritti, più cresce la distanza tra la vita reale e la retorica ufficiale. O’Leary, volente o nolente, costringe a misurare il divario tra promessa politica e impatto concreto. Inoltre, il suo modo di operare mette sotto pressione i competitor: chi non osa essere diretto rischia di diventare irrilevante. Si può dissentire, certo. Si può trovare il personaggio fastidioso, eccessivo, persino cinico. Ma è difficile non riconoscergli una virtù sempre più rara: il coraggio di non essere allineato. In tempi di capitalismo muto e politica urlata, O’Leary fa il contrario: urla dove gli altri tacciono e tace dove gli altri recitano. E questo, oggi, è già una forma di lucidità.