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IL FIGLIO

Nicola torna a casa. Non può finire sempre tutto male

Annalena Benini

Il piccolo di 21 mesi che si perde di notte nel bosco e viene ritrovato sano e salvo. Solo nelle favole

Non può finire sempre tutto male, mi ha detto Francesca. Francesca è la mia amica ottimista. Io sono l’amica pessimista. 


Non può finire sempre tutto male, diceva mentre io opponevo che un bambino di due anni per due notti in un bosco o chissà dove non è in una favola dei fratelli Grimm, è nella realtà dei cinghiali e dei dirupi e dei maledetti laghi e anche delle grosse bugie degli adulti. Invece aveva ragione Francesca, non può finire sempre tutto male, il bambino ha mangiato come un piccolo lupo in ospedale, ha bevuto tantissima acqua, ha dormito abbracciato a sua madre, è stato già dimesso, sta benissimo, è diventato il leggendario eroe di tutti i genitori che ogni mezzo minuto controllano se il figlio è ancora seduto sul tappeto davanti alla tivù, a undici anni. L’eroe alto settanta centimetri che dimostra che Pollicino è realmente esistito, insieme a Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel e tutti gli altri, e che forse un bambino di campagna è più forte di un bambino di città e non ha mai paura. Nicola non ha mai pianto, Nicola ha passato trentacinque ore nei boschi e ha solo qualche graffio. Il bosco l’ha protetto, la valle l’ha cullato, i rovi l’hanno difeso e il caldo e il freddo sono stati buoni con lui. In questa storia così poco lineare, così strana dall’inizio a mezzanotte fino al lieto fine di un bel mattino, che sembra davvero una favola. 


Sono andata da mia figlia, l’ho abbracciata e le ho detto: l’hanno trovato! Mi ha risposto: mamma me l’hai già detto, me ne hai parlato per almeno mezz’ora. Mia figlia ultimamente sa sempre tutto lei, allora sono andata da mio figlio: l’hanno trovato, hanno trovato quel bambino piccolo che era sparito di notte, sta bene! Lui solo un po’ più gentile: mamma lo so, mi hai svegliato stamattina per raccontarmelo. I miei figli a volte sono talmente noiosi, mi chiedo da chi abbiano preso. Quando erano piccoli, il mio terrore era perderli. Vorrei dimenticare quella sensazione terrificante dei minuti che passano senza che la testolina ricompaia, senza che la sua voce risponda, senza che nessuno degli inutili adulti intorno dica: eccolo, l’ho trovato. Mi è successo: in spiaggia, al supermercato, e una volta in una città molto lontana, e mi ricordo il rumore che fa il cervello mentre sbatte contro la testa per uscire, mentre tutte le altre facce si appiattiscono e ondeggiano come foglie e le parole sono indistinguibili. E poi nel momento in cui quello scemo ricompare, piangendo o trotterellando, un groppo in gola pieno di lacrime e un grande desiderio di whisky con ghiaccio, e poi voglia di vomitare. 


Un bambino che si perde di notte, che non risponde alla voce di sua madre, di suo padre, un bambino che potrebbe essere ovunque dentro il buio pesto e poi anche sotto il sole che brucia, senz’acqua e senza la mamma, è l’archetipo di ogni paura. La paura di chi perde ma anche la paura di chi si perde. 


Ci volevi abbandonare? mi ha chiesto mio figlio, tanti anni fa, quando in una gita in bicicletta è rimasto indietro con un amico e non mi ha visto più per dieci minuti. Ha anche pianto, mentre a me veniva da ridere. Io ero sparita dietro una curva e lui era rimasto solo, e del resto nelle favole succede anche che i genitori abbandonino i figli nel bosco. Allora quei figli, se sono coraggiosi come Pollicino, come Hansel e Gretel, non solo si salvano ma diventano grandi e diventano ricchi. Anzi sono loro, poi, a salvare i genitori, solo se i genitori se lo meritano. Perché non può andare sempre tutto male, ha ragione Francesca. Nicola ha anche un fratellino di due anni più grande, che tempo fa ha avuto un’avventura molto simile alla sua, ma senza polizia e senza notte fuori: si era allontanato anche lui trotterellando, l’ha ritrovato un vicino di casa nella sua proprietà e ha avvisato i genitori. Sembra una favola, perché sono saltate molte regole della logica, e anche perché la logica dice che va sempre tutto male. Se è una favola, e lo vedremo, allora Nicola potrebbe essere stato anche aiutato dagli animali del bosco, tutti amici suoi.
 

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.