Non è il momento di avere mal di pancia, siamo nel 2021

Annalena Benini

La fissazione del berretto, il passato che non torna e le terribili telefonate da scuola

Te lo dico per l’ultima volta, non farmi telefonare dalla scuola perché non ti senti bene e vuoi che qualcuno, cioè io, venga a prenderti. Non è il momento delle indisposizioni. Non siamo nel 2019.

   

Se non ti senti bene, conta fino a cento, e intanto calcola le conseguenze psicologiche di una telefonata a casa. Sei sicuro che non sia meglio soffrire in silenzio, aspettare le due del pomeriggio, chiedere al professore di andare in bagno, resistere? Perché deve essere chiaro che, se una voce sconosciuta da numero sconosciuto mi chiede se sono tua madre e aggiunge che non ti senti bene io penso due sole cose: o sei stato rapito o hai il Covid, e in entrambi i casi mi spavento. Non penso che hai solo un po’ di mal di pancia, semplicemente perché non è questo il momento di avere mal di pancia. Non esiste più il mal di pancia, non esistono più le cose normali di una volta, quando si poteva anche avere il raffreddore e starnutire dappertutto. E se invece vedo lampeggiare sul telefono la parola: scuola media, mi prende comunque un colpo e in un solo squillo visualizzo tutte le disgrazie possibili, compresa la possibilità che tu abbia dato fuoco alla classe, o che ti sia fratturato una gamba, o che sia scappato da scuola. Oltre al Covid, naturalmente. Invece, ecco il  banale: “Suo figlio ha il vomito, voleva dirglielo”. Dovrei essere sollevata, lo sono, ma sono anche furiosa: la mattina è sacra, la mattina è mia, siamo tutti appesi a un filo, le scuole possono chiudere da un momento all’altro, le città possono diventare arancione scuro in dodici ore e poi rosse e poi chissà che altro, non c’è spazio per i falsi allarmi e neanche per i colpi di freddo (quante volte ti ho detto di metterti il berretto la mattina presto?). 

    

Ma la persona al telefono da scuola non capisce la mia fissazione sul berretto, del resto non la capisce nessuno tranne me. “Quindi signora, non mi importa niente del berretto, deve venire a prendere suo figlio, ma può venire solo lei, e con un documento d’identità, e prima deve compilare la giustificazione, ma sul web, e non può entrare ma deve aspettare fuori, e non provi a ingannarmi mandando sua figlia, che è minorenne non autorizzata, e comunque non posso fare tutto io qui dentro, sono la bidella e sono troppo stressata”.

 

Vorrei dire alla bidella che la capisco, e che sono contraria al diritto di sentirsi male in orario scolastico, ma lei giustamente mi sbatte il telefono in faccia, credo per via delle cose che ho detto sul berretto.

 

Ora naturalmente io devo prendermela con qualcuno, e visto che Nicola  Zingaretti si è dimesso me la prendo con te, figlio che hai scambiato il 2021 con un anno qualunque: se esci di casa per andare a scuola nell’inverno delle varianti,  devi assumertene la responsabilità. Anche se hai il compito di Matematica, per dire, o l’interrogazione di Scienze alla terza ora. Non sto insinuando nulla, non metterti a piangere, ma capisci che se io attraverso questa città distopica per venire a prenderti,   mi aspetto in cambio almeno una faccia verde piena di gratitudine. E invece tu stai già benissimo, mi fai una raffica di domande, hai fame e vorresti per pranzo le tagliatelle con i funghi, e anche invitare un tuo amico il pomeriggio. Come se fosse tutto normale, come se fossimo ancora nel passato. Non siamo nel passato,  non lo vedi? “Mamma, ma tu guardi Sanremo, certo che siamo nel passato”. Mettiti il berretto e cammina, te lo dico per l’ultima volta.   

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.