Perché il Milan merita un poco di ottimismo

In una giornata di campionato scialba per più di una squadra di vertice, accontentiamoci del settimo posto recuperato

Perché il Milan merita un poco di ottimismo

Foto LaPresse

Per ovviare all’inconveniente a causa del quale io – benché ufficialmente investito del non lieve onere di tenere una (finora assai tetra) rubrica sul Milan – domenica non sono riuscito a guardare la partita dei ragazzi contro il Sassuolo, e al netto del pertanto fraudolento commento tecnico che sto a fare, proverò a trovare un arguto aggancio tra la sospirata vittoria e il motivo che non me l’ha fatta assaporare in tutta la sua pallida (testi i veritieri ma stilisticamente poco torniti resoconti giornalistici) nettezza.

 

Insomma, ero a Mantova, invitato a un piccolo ma gagliardo festival dedicato all’immaginario e alla rappresentazione della pianura: “Fumana”. Cioè nebbia. Come quella dalla quale siamo forse usciti, dopo un altro deludente zero a zero in Europa League. Forse. O forse no (incombe pur sempre, dopo la pausa. il temibile Napoli, pronto a farci tornare nella polvere della mediocrità). Il diavolo (quello tutto nero) sta nel pigro ripetersi di frasi e dichiarazioni sempre uguali, nascondendosi poco sagacemente nella trita formula che più o meno suona: “vittoria utile, bene per i tre punti, quanto alla prestazione, be’…”.

 

Ma il Diavolo (quello rossonero) merita ben altro. Ad esempio un poco di ottimismo (non dico entusiasmo, però, dai) e quei due bei gol di due nostri giovani, validissimi pedatori (quell’aitante giovanottone del Romagnoli, che ah, avesse un po’ di continuità!; la gioiosa certezza del mancino di Suso) e – perché no? – l’interventone di Bonucci nel primo tempo e la forza del non-ancora-Desailly-ma-magari-un-giorno Kessie.

 

In una giornata di campionato scialba per più di una squadra di vertice, accontentiamoci del settimo posto recuperato, senza troppo badare al lagrimoso ritorno in commedia del Berlusca, o a Mirabelli costretto a dire che macché, state buoni lì, mica lo prendiamo Conte. Perché poi nel tifoso si insedia – timore o speranza – un tarlo brutto: Montella lo mangia il panettone? Io domenica nel dubbio mi sono mangiato la sbrisolona.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    07 Novembre 2017 - 15:03

    ci vorrebbero: un altro Sacchi-Capello, altri 3 olandesi,e/o un Van Basten; un Baresi Maldini Gattuso; un allenatorgiocatore in campo (cfr.Ancelotti). Tutta gente , però, che se va bene ne nasce una al secolo.. w Milan! (sulla fiducia)

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