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Perché il Milan merita un poco di ottimismo

In una giornata di campionato scialba per più di una squadra di vertice, accontentiamoci del settimo posto recuperato

7 Novembre 2017 alle 10:23

Perché il Milan merita un poco di ottimismo

Foto LaPresse

Per ovviare all’inconveniente a causa del quale io – benché ufficialmente investito del non lieve onere di tenere una (finora assai tetra) rubrica sul Milan – domenica non sono riuscito a guardare la partita dei ragazzi contro il Sassuolo, e al netto del pertanto fraudolento commento tecnico che sto a fare, proverò a trovare un arguto aggancio tra la sospirata vittoria e il motivo che non me l’ha fatta assaporare in tutta la sua pallida (testi i veritieri ma stilisticamente poco torniti resoconti giornalistici) nettezza.

 

Insomma, ero a Mantova, invitato a un piccolo ma gagliardo festival dedicato all’immaginario e alla rappresentazione della pianura: “Fumana”. Cioè nebbia. Come quella dalla quale siamo forse usciti, dopo un altro deludente zero a zero in Europa League. Forse. O forse no (incombe pur sempre, dopo la pausa. il temibile Napoli, pronto a farci tornare nella polvere della mediocrità). Il diavolo (quello tutto nero) sta nel pigro ripetersi di frasi e dichiarazioni sempre uguali, nascondendosi poco sagacemente nella trita formula che più o meno suona: “vittoria utile, bene per i tre punti, quanto alla prestazione, be’…”.

 

Ma il Diavolo (quello rossonero) merita ben altro. Ad esempio un poco di ottimismo (non dico entusiasmo, però, dai) e quei due bei gol di due nostri giovani, validissimi pedatori (quell’aitante giovanottone del Romagnoli, che ah, avesse un po’ di continuità!; la gioiosa certezza del mancino di Suso) e – perché no? – l’interventone di Bonucci nel primo tempo e la forza del non-ancora-Desailly-ma-magari-un-giorno Kessie.

 

In una giornata di campionato scialba per più di una squadra di vertice, accontentiamoci del settimo posto recuperato, senza troppo badare al lagrimoso ritorno in commedia del Berlusca, o a Mirabelli costretto a dire che macché, state buoni lì, mica lo prendiamo Conte. Perché poi nel tifoso si insedia – timore o speranza – un tarlo brutto: Montella lo mangia il panettone? Io domenica nel dubbio mi sono mangiato la sbrisolona.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    07 Novembre 2017 - 15:03

    ci vorrebbero: un altro Sacchi-Capello, altri 3 olandesi,e/o un Van Basten; un Baresi Maldini Gattuso; un allenatorgiocatore in campo (cfr.Ancelotti). Tutta gente , però, che se va bene ne nasce una al secolo.. w Milan! (sulla fiducia)

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