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La coscienza (ovvero filosofia spicciola)

20 Settembre 2013 alle 16:40

Affinché la coscienza abbia un senso o contiene un organo che le consente di comprendere il bene dal male o la coscienza è semplicemente il far west. Hitler seguendo la sua di coscienza fece quello che fece, come posso fare io, magari senza quegli eccessi. La coscienza è scivolosa. Ecco che allora per distinguere il bene dal male Kant introduce l’imperativo categorico in grado di instradare l’uomo verso il bene. Mediazione filosofica, quella kantiana, che Karl Rahner riprese postulando “un organo” capace d’interpretare i sussurri dello Spirito Santo. Il rischio, con ogni evidenza, è l’immanenza del divino. Alcuni riflettendo sull’antropologia cristiana che svela l’uomo a immagine e somiglianza di Dio, ritengono plausibile una forma di immanentismo divino. Il punto però è che se ciò corrisponde al vero, a nulla serve la scrittura e nemmeno la liturgia, poiché i sussurri dello Spirito trascendono anche questi mezzi. Tutta la modernità, quella vincente, è contro la trascendenza e riconduce ogni cosa al soggettivismo umano. Basta citare il decostruzionismo di Derrida. E’ la ragione, pur limitata che ci assimila imperfettamente a Dio. E’ più razionale un Dio in noi o fuori di noi? A me sembra più razionale un Dio trascendente creatore d’ogni cosa, piuttosto che un Dio immanente. Se noi avessimo una scintilla di Dio nella nostra anima, che in questo caso sarebbe assimilabile alla coscienza moderna, ben difficilmente il male sarebbe così diffuso. Come potrebbe Dio, pur immanente, scegliere il male? Dio è trascendente per forza o non esiste.

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