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Il valore legale della Laurea è strettamente legato alle nostre riforme economiche e sociali

15 Febbraio 2012 alle 11:30

Ci sono tantissimi universitari fuoricorso che studiano in condizioni difficili, che hanno voglia di studiare, che meritano più di tanti altri la laurea e spesso sono costretti a fare un lavoro per loro “inadatto e provvisorio” per potersi mantenere in vita ed agli studi. Costoro spesso si devono accontentare di un “voto scolastico” di poco conto. D’altro lato, le università sono gremite, spesso da tantissimi fuoricorso “pelandroni” , “svogliati” o “figli di papà” per i quali , tra l’altro i contribuenti devono inutilmente spendere soldi. Ci sono tante, forse troppe, università e facoltà che non possono essere paragonate tra loro. Ci sono tante facoltà “leggere”, preferite, per ovvie ragioni, da tantissimi “troppo pelandroni”, e ci sono, forse poche, università rigorose il cui “pezzo di carta” ha, però, un peso incomparabilmente superiore a quello del “pezzo di carta” elargito da “atenei” che nascono come i funghi, per le stesse ovvie ragioni. Allora quando e come togliere valore legale alla laurea? Come e quando permettere con una data laurea di trovare un dato lavoro? Come e quando permettere un lavoro “ricercando” il merito? Perché, dunque, privilegiare chi ha avuto in dono una laurea a pieni voti in una pessima università? E invece, penalizzare chi ha studiato bene, con fatica, in una buona, ottima, università ? I massimi voti con lode per le lauree non sono tutti uguali. Anche nei licei vi sono belli o brutti voti. Cosa fare? È sufficiente analizzare attentamente caso per caso e fare “leggi adeguate” che presuppongono condizioni di parità e di valore tra le lauree e una parità di valore tra le università?

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