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Redistribuzione del reddito... altrui.

5 Gennaio 2012 alle 17:15

Il reddito (non il furto!) è il prodotto dell'attività umana, della creatività dell’homo sapiens sapiens. Questa ricchezza deve servire a soddisfare i bisogni elementari e i desideri legittimi del singolo e delle collettività libere. Lo Stato (la civitas, il demos, l'urbs) decide quanta parte della ricchezza prodotta deve essere destinata ai bisogni primari dell’individuo e quanta alle necessità di gestione della cosa pubblica. La Costituzione ha legiferato sulla gradualità e proporzionalità della tassazione generale a seconda delle varie fasce di reddito. Tutto ciò che eccede tale prelievo di ricchezza è anticostituzionale! La redistribuzione del reddito (anche nei periodi di recessione) non è un diritto della collettività ai danni del singolo ma una prevaricazione che calpesta la meritocrazia e il sacrificio. Chi ha creato legittimamente una ricchezza è l’unico arbitro dell'uso di essa. Gli ignavi, gli abulici, i furbastri, i profittatori non hanno alcun diritto di reclamare "solidarietà", né "equità" (intese come liberalità gratuita).La generosità del più ricco è desiderabile ma non esigibile ope legis. Gesù disse : "QUOD superest date pauperibus", ma non definì il QUANTUM. Perciò: lasciamo che sia la sensibilità altruistica del singolo ricco a decidere se e quanto donare ai meno abbienti. A tal fine si potrebbe aumentate la percentuale -che ora è del 7per cento- da devolvere alle opere di solidarietà sociale. La legge cogente determina e sindaca la giustizia dei comportamenti; invece l’etica e la sensibilità morale guidano i comportamenti di equità e di solidarietà. Tutto il resto è noia!

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