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Il crocifisso negli edifici pubblici

22 Marzo 2011 alle 10:00

L’opposizione laicista al crocifisso nei edifici pubblici si basa su un semplice sillogismo: - non si devono esporre simboli religiosi negli edifici pubblici; - il crocifisso è un simbolo religioso; - non si deve esporre il crocifisso negli edifici pubblici. La premessa minore è molto discutibile: il crocifisso nei luoghi pubblici non è considerato un simbolo religioso, ma storico-culturale, dalle istituzioni, dalla maggioranza degli italiani, dalla Chiesa Cattolica; l’idea che ognuno possa decidere qual è il significato dei simboli religiosi degli altri, evidentemente allo scopo di censurarli, implica l’abolizione di tutti i simboli religiosi negli edifici pubblici: la premessa minore dipende quindi in maniera decisiva dalla maggiore. Quest’ultima poi è legata a un concetto problematico di libertà religiosa, quello che la vorrebbe limitata all’ambito privato dell’esistenza, in questo modo negandola nella sua specificità, poiché non sarebbe niente di più di altre libertà, come quella di pensiero e quella di associazione. Questa concezione ‘negativa’ della libertà religiosa presenta quindi una contraddizione interna: si parte dal presupposto che certi simboli possano in qualche modo limitare la libertà religiosa in ambito pubblico, ma da questo si deriva che è necessario annullarla. Inoltre, una caratterizzazione dei simboli religiosi basata sulla loro capacità di escludere i fedeli di altre religioni o i non-credenti rende la rimozione di un simbolo religioso non meno problematica del simbolo stesso, perché viene a costituire essa stessa il simbolo di questa concezione della laicità, e quindi dell’esclusione dall’ambito pubblico dei fedeli di qualsiasi religione che volessero conformare la loro partecipazione alla vita pubblica alla propria fede.

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