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Scuola: una rivoluzione al contrario /2

11 Marzo 2011 alle 11:07

Mi fa piacere aver suscitato delle reazioni e quindi rincaro la dose. A coloro che parlano di soluzioni, complesse o banali, dico: non esistono soluzioni. Ha ragione la signora di Napoli. Gli insegnanti servono solo a badare ai figli e sono pagati anche troppo. La signora di Napoli, se non sbaglio, dice anche che il mestiere d'insegnante è una missione. Sono due visioni contrastanti? Certo, ma allo stesso tempo una visione è figlia dell'altra. Gli insegnanti sono pagati poco proprio in nome della loro missione educativa, civile, morale ecc., in nome cioè di cose senza senso. Le quali, giustamente, non hanno "valore". Cosa c'entra l'educazione morale, civile ecc. con l'insegnamento della matematica, della fisica, o anche della storia? E non mi si dica che la storia è magistra vitae, per favore. Eppure nella scuola democratica è così. Per questo si cerca una soluzione che non c'è, salvo una: renderla antidemocratica, fascista, oserei dire, una scuola che boccia senza pietà e impone drasticamente la disciplina. Ma non è una soluzione, appunto, perché vorrebbe dire negare la scuola democratica, cioè la sua realtà contraddittoria, e le soluzioni non devono negare la realtà. La conclusione è sempre la stessa: inevitabile e ulteriore degenerazione della scuola, perché qualunque soluzione democratica (stare al passo coi tempi, nuove strategie di comunicazione, le lavagne elettroniche, internet, l'inglese, fare bene il proprio lavoro, trasmettere con passione i contenuti...) ne riconferma la sostanziale schizofrenia. Aggiungo anche - prendetelo come un ulteriore spunto di riflessione - che la metà (almeno la metà) degli insegnanti non sa quello che insegna: ma questo rientra sempre nella contraddizione necessaria della scuola democratica.

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