cerca

Problemi risorgimentali

23 Febbraio 2011 alle 18:00

Il Sig. Cavallo scrive che "l'unità d’Italia si realizzerà (forse) quando si avrà il coraggio di raccontare la sua vera storia". Per farlo bisognerebbe parlare anche del fatto che, a differenza degli altri Regni italiani, quello delle Due Sicilie era di fatto uno Stato di tipo settecentesco o seicentesco, basato su un governo centrale assolutamente inefficiente, che nemmeno imponeva le tasse o controllava tutto il territorio (vaste zone montuose erano insicure a causa dei briganti, già ben presenti prima del 1860), su una nobiltà latifondista al di sopra delle leggi dello Stato, ma generalmente indolente e disinteressata nell'apportare miglioramenti ai fondi agricoli (addirittura il contratto di mezzadria, fondamentale per l'agricoltura e diffusissimo al centro-nord, al Sud non esisteva nemmeno). A questo si aggiunga che era già ben presente la criminalità organizzata e che nel 1860 l'uomo più potente di Napoli era l'avv.Liborio Romano, un camorrista, diventato addirittura ministro. Quanto al popolo, viene descritto dai testimoni come molto più povero che in altre zone d'Italia. Fu giusta o sbagliata l'invasione garibaldina (aggiungo di per se ridicola, mille uomini contro uno Stato di 10 milioni di persone: in uno Stato serio sarebbero durati un giorno)? Non saprei, mi limito a constatare che all'atto dell'Unità d'Italia il Regno delle Due Sicilie era di almeno 100 anni arretrato rispetto al resto d'Italia. Questo comportò una serie di problemi enormi, a cui sicuramente non furono date risposte adeguate: viste le differenze col resto d'Italia, forse l'unica cosa giusta da fare sarebbe stata una larga autonomia al Sud.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi