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Boeri e le case

22 Dicembre 2010 alle 14:00

Per la verità le cosiddette prime case (purché non ricadano nelle categorie catastali A1, A8 e A9, cioè teoricamente di lusso) non pagano nè Irpef né Ici (in base a due provvedimenti degli ultimi due governi Berlusconi, quando, comunque, già i governi Prodi avevano previsto, sostanzialmente, l'esenzione per i redditi medio-bassi). Sembrerebbe equo, ma si dimentica: 1) che in Italia molti immobili, anche se di elevato valore, sono accatastati in categorie come A3e A4 e quindi sono esenti. Basti pensare che in una città come Milano ci sono immobili delle categorie non esenti in numero inferiore, ad esempio, a quelli di Genova. 2) che l'esenzione riguarda tutti gli immobili sopra elencati, indipendentemente dalle loro dimensioni, per cui chi possiede immobili anche di 200 o 300 mq (purché dichiarati come prima casa) sono graziati, quando forse sarebbe più giusto prevedere una franchigia che esentasse certamente la prima casa, ma entro un limite ragionevole di superficie, (diciamo 150 mq?). 3) spesso i coniugi e i figli, quando ci sono, si dividono le intestazioni di questi immobili, fruendo così di questa agevolazione (anche se le residenze, talvolta, non lo consentirebbero...come può, infatti, una moglie avere una residenza diversa dal marito, se è legalmente coniugata?) . 4) Tale esenzione da Irpef e Ici è, infine, indipendente dal reddito. Specialmente in un periodo come questo, in cui si chiedono sacrifici formalmente a tutti, ma ovviamente più pesanti, in proporzione, per i redditi medio-bassi, questo appare un privilegio che lascia "perplessi". Non è una materia su cui si possa magari intervenire per razionalizzare e superare le varie distorsioni, senza nessun intento punitivo ma di un ovvio principio di elementare giustizia sociale?

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