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Il lupo, l’agnello, i pacifisti e l’orrore

15 Giugno 2010 alle 12:00

E’ giusto essere costruttori di pace perché è evangelico oltre che semplicemente umano. Ricordo però ai pacifisti (non ai costruttori di pace) che l’ingerenza umanitaria attraversa come una spada anche la cristianità. GP II invocò, a suo tempo, un’azione in Bosnia, dove si massacravano mussulmani, e in Somalia; arrivò a dire “gli stati non hanno più diritto all’indifferenza”. Cercare di salvare minoranze cristiane (o d’altra religione) vessate e uccise nelle terre mussulmane non è un abominio. Lo è il pacifismo indifferente di molti cattolici, intriso di belle e nobili parole, che in nome del buonismo imperante affermano concretamente l’equivalenza “fra l’omicida stragista e la vittima”: ciò è immorale ed è la cifra del loro relativismo lastricato di buone intenzioni. Il dialogo presuppone l’ascolto e l’accettazione dell’altro, viceversa è sterile, inopportuno e stupido. Tanti cattolici aborrono la parola reciprocità perché temono di divenire come i massacratori di cristiani e si beano di porgere la guancia degli altri. Questi samaritani di casa nostra se un talebano uccide un bambino afgano perché presunta spia del nemico (se anche lo fosse stato, lo uccidi?) si stracceranno le vesti affermando che queste cose accadono perché c’è la guerra, senza ricordare che lo facevano anche prima perché i mullah sono una delle tante sottospecie naziste d’oggi. Lo scontro fra civiltà esiste anche se tutti fanno finta di niente. Pur tuttavia con la menzogna pacifista oggi andremmo al passo dell’oca. Quanti innocenti, anche tedeschi, sono morti? Tanti! Eppure, nell’ingiustizia, viviamo giorni migliori e noi generazioni successive non siamo vessati o uccisi. Dobbiamo scegliere da che parte stare perché l’ignavia non è una soluzione e purtroppo è ancora lontano il tempo in cui “il lupo riposerà con l’agnello”.

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