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Scalfari e l'autonomia della coscienza

8 Giugno 2010 alle 15:30

Letto il nuovo libro di Scalfari. L'autore, racconta della modernita' come della tensione alla consapevolezza di se'. E' giusto, e' un tema affascinante, e' il tema portante della letteratura e della filosofia del XIX e del XX secolo. Ma proprio in quanto moderno, S. non aiuta a entrare nella post-post-mdernita' (o nel post-fine della storia per dirla con Fukuyama) nella quale siamo irrimediabilmente immersi, quel post-fine della storia che significa "coscienza collettiva", come ben espresso da Rifkin, che pure e' una razionalista, ne "La civilta' dell'empatia". Il messaggio di Scalfari aiuta invece ad uscirne, remando indietro. L'ateo Eugenio, postulando questo teorema, rifiuta l'assoluto, per ribadire la necessita' del pluralismo come sinonimo di relativismo. E' il tema dell'uomo solitario del 900, Kafka, Musil, Mann, Scuola di Francoforte e che, fatalmente, a Francoforte, con Reich e Fromm e i loro sviluppi, si frattura. E' il tema di Merleau Ponty, lo stalinista che si converte al cristianesimo e postula fenomenologicamente il corpo come "carne del mondo" che unifica le coscienze e giunge attraverso il corpo, materialisticamente, all'assoluto che aveva invece negato spiritualmente. Quello della coscienza collettiva, e' la storia della Gita, dove la battaglia va combattuta non per giungere a consapevolezza e ad affermazione del se', ma piuttosto perche'il se' compia il dharma, e ripristini cosi' la legge morale, che la guerra aveva trafitto. La coscienza, tensione verso la presenza e verso l'attenzione, verso la proiezione del mio se' come parte di un se' collettivo che attende gli altri se' per poter espandersi e crescere. Scalfari sembra non arrivarci, essendosi fermato a una sorta di niccianesimo "morale" o a un superomismo del "plurale", a una serie di aporie affaticate che denunciano solo solitudine disperata, individualismo esasperato, rinuncia al se' (individuale o collettivo e' lo stesso) per l'affermazione di un ego che annega nel "nulla eterno".

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