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I ciechi della politica italiana e l'elefante

26 Aprile 2010 alle 16:30

Mentre leggevo una parabola buddista pensavo a quei finti ciechi o abili sofisti della politica italiana abili a interpretare e distorcere realtà o per tornaconto di partito o miopia politica. Ecco la storia. Tanto tempo fa uomini dotti e saggi litigavano in continuazione e si insultavano e nel paese regnava una grande confusione. Ognuno pensava di dire ciò che era giusto e ciò che era sbagliato e ognuno aveva l’idea che era giusto ciò che diceva lui e sbagliato quello che diceva un altro .Per fortuna tra loro ce n’era uno di gran lunga più saggio di tutti.Rendendosi conto che non sarebbe servito a nulla entrare nella discussione decise di raccontargli una storia di un gruppo di ciechi e di un elefante.In una città viveva un Re che mandò a chiamare tutti coloro che erano nati ciechi e il proprietario di un elefante e fece portare in piazza l’animale.Chiamando a uno a uno i ciechi diceva loro: questo è un elefante, secondo te a cosa somiglia? E ognuno diceva una cosa diversa a seconda della parte dell’animale che gli era stata fatta toccare. Uno toccava la proboscide e diceva il ramo di un albero.Chi aveva toccato le zampe le aveva scambiate per le colonne di un tempio; chi aveva toccato la coda aveva detto una fune; chi aveva messo la mano sull’orecchio aveva detto un tappeto. Quando ognuno incontrò l’altro dicendo quello a cui secondo lui somigliava l’animale litigavano perché ognuno era convinto di quello che aveva toccato. Perciò se gli chiedevano a cosa somigliasse un elefante diceva l’oggetto che gli era sembrato di toccare. Naturalmente se uno diceva una fune e l’altro un ramo volavano gli insulti perché nessuno metteva in dubbio quello che aveva sentito toccando la parte del corpo dell’elefante. Il Re perciò a due a due li invitò a toccare quello che aveva toccato l’altro e a parlare tra di loro.Cosi tutti si formarono l’idea di come in realtà l'elefante fosse.Cari politici miopi italiani ricordate che "dum Romae consulĭtur, Saguntum expugnatur".

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