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Ancora sulla musica nelle S:Messe

29 Dicembre 2009 alle 13:34

Nella liturgia sono compresi il canto e la musica: non una musica qualunque, ma consona alla grandezza dell’atto che si celebra. Già Agostino avvertiva: “Non si pensi ascoltando il salmo a cose di scarso valore, a cose transitorie né a strumenti teatrali”. La preoccupazione delle chiese è stata sempre quella di subordinare la musica sacra alla funzione che deve avere nella liturgia. E ogni tanto i Pontefici intervengono per evitare che essa scada in musica mondana, teatrale, sentimentale. È ciò che succede spesso dove si adattano ritmi e melodie di canzonette profane per lodare il Cristo o la Vergine suscitando nei fedeli sconcerto se non addirittura disgusto. Già lo sottolineava Benedetto XIV nel 1749 nell’enciclica Annus qui hunc spiegando che i fedeli, ascoltando i canti liturgici, non dovevano riportare diletto, godere degli artifici della musica, esaltarsi per la melodia. Non cosi invece dev’essere nel canto ecclesiastico anzi in questo si deve avere di mira l’opposto… Nelle chiese infatti la musica è accolta per elevare le menti degli uomini a Dio. D’altronde già nel concilio diocesano di Milano del 1565 si raccomandava: “Negli uffici divini o in generale nella chiese non si devono cantare o suonare cose profane, le cose sacre poi devono essere cantate senza languide inflessioni di voce… mai si deve usare un canto passionale”. Anche gli strumenti non sono indifferenti, come sottolineava Benedetto XIV escludendo i timpani, i corni da caccia, le trombe, gli oboe, i flauti, i flautini, le arpe, i mandolini che rendono la musica teatrale”. E oggi si potrebbero aggiungere le chitarre. Avete mai udito cantare alcuni salmi sul filo del canto gregoriano: è una esperienza spirituale indimenticabile.

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