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Allungamento vita

4 Giugno 2009 alle 15:45

L’ uomo di Neanderthal viveva 20 anni, gli ateniesi di Pericle 28, come gli antichi romani, nel Medioevo si arrivava a 33 anni e alla fine del ‘700 si era ancora fermi a 37 anni: una speranza di vita non paragonabile con quella moderna, vicina agli 80 in molti paesi europei. Per molti secoli restò invariata: si consideri però che su tali dati incideva principalmente la mortalità infantile. L’ allungamento dell’ attesa di vita risale agli inizi dell’ 800. Con la Rivoluzione industriale vengono progressivamente rimossi i fattori che limitavano l’ allungamento della vita: la diminuzione della povertà comporta una migliore qualità dell’ alimentazione, una maggior ricchezza di conoscenza porta alla scoperta di nuove medicine. L’ aumento della speranza di vita implica una modifica della curva demografica: in Italia la percentuale di persone oltre i 65 anni era del 6% nel 1901, per passare al 19% nel 2003: le previsioni indicano un 24% nel 2020. Le proiezioni demografiche ci suggeriscono che nel 2050 potremmo trovarsi davanti alla seguente situazione : una persona su tre avrebbe più di 65 anni, una su 5 più di 80, una su 20 più di 100. Pertanto al fine di non compromettere l’ equilibrio dell’ organizzazione sociale si dovrebbe ottenere un ritardo dell’ invecchiamento fisiologico, riducendo i malanni della vecchiaia, disabilità e malattie croniche, obiettivo difficile da raggiungere. Allora tutto il ciclo della vita umana andrebbe ristrutturato socialmente: poiché essa si divide in quattro parti uguali (una per la crescita, due per la vita attiva e una per la quiescenza) bisognerebbe che la vita attiva fosse molto piu’ lunga, si dovrebbe lavorare in media 50 anni, almeno 15 in piu’ rispetto ad oggi.

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