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Profilattico e fede/2

20 Marzo 2009 alle 19:30

Va benissimo che il Papa indichi e suggerisca una forma di sessualità diversa e in contrasto, più che con il mondo, secondo me, con i luoghi comuni. Tutti quelli che “amano” veramente rispettano la propria dignità innanzitutto, rimanendo fedeli, e rispettano la propria compagna di vita che non è semplicemente un contenitore dove poter deporre i propri umori. Va benissimo proporre un approccio diverso e più “alto” all’altro sesso. E tuttavia il Papa non può ignorare che ciò che dice ha una eco e una ricaduta difficilmente paragonabili a qualsiasi altra figura. Avrebbe potuto dire, verità sacrosanta, che la lotta e la prevenzione all’Aids, non può essere vinta soltanto con la distribuzione dei preservativi e che è anche necessaria una “umanizzazione” della sessualità cioè un rinnovo spirituale e umano che comporta con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro: sono proprio queste le parole pronunciate da Benedetto. Avrebbe dovuto evitare assolutamente di aggiungere, com’è avvenuto, che i preservativi “aumentano” il problema, verità del tutto falsa. Il rischio e il timore sono di vanificare gli sforzi di educare i maschi ad adottare una protezione valida, obiettivo di per sé non proprio agevole non soltanto in Africa. È doveroso considerare che nel Camerun la popolazione cristiana rappresenta il 43%, di cui il 38% è cattolico e il restante 15% protestante. Non si può quindi dire, che in quei luoghi il Papa non abbia ascolto o seguito. Ed è perfettamente noto a tutti che gli stessi missionari e missionarie cattoliche partecipano spesso direttamente alla distribuzione dei profilattici.

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