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Sulla debolezza del Cristianesimo

12 Febbraio 2009 alle 20:15

La morte di Eluana, lo dico con Girard, è stata un sacrificio umano di cui ancora si sente il bisogno. Ciò significa che una sola dall'antichità profonda ad oggi non è mutata (né può mutare): l'umana disperazione, che con l'uccisione dell'innocente ha necessità di placare un dio (sia la Scienza, Sé stessa, o Beppino, che si è erto a unico dio della figlia) per dare un senso al suo vivere. Se l'umanità è e resta disperata, dunque, c'è ancora spazio per il Cristianesimo. Ma attenzione: il Cristianesimo è difficile. I ragazzi non sanno bene chi sia Cristo, da cosa ci ha salvati, cosa sia la Trinità, cosa la Resurrezione (la confondono con l'immortalità dell'anima) etc. etc. Gli insegnanti di religione a scuola e i parroci nella catechesi preferiscono parlare dei problemi giovanili. io che insegno Lettere e Latino parlo loro di Teologia...non è al di fuori del mio campo: come parlare del Concilio di Nicea del 325 senza dire che tipo di disputa (trinitaria) vi fu discussa? E come poi non passare di là a tentare di spiegare cosa sia la Trinità? In goni caso è dalle scuole, dalla catechesi che occorre ripartire. La Chiesa dovrebbe porsi seriamente il problema.

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