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Cronaca vera di un fatto surreale

19 Novembre 2008 alle 19:00

Mi rivolgo alle pagine del “Il Foglio” per trovare un rifugio insieme alla libertà. Sono uno studente di filosofia ( e già questo non depone a mio favore!) e mi trovo a frequentare l’università La Sapienza. Ho pensato di render nota la cronaca di quello che è mi è successo oggi (perciò cercherò di far fronte al naturale imbarazzo che si deve avere quando si parla di sé). Ore 12,30 – prendo posto nell’aula dove ho lezione (prima fila) e aspetto l’arrivo del professore sfogliando un libro. Ore 12,40 – il professore fa il suo ingresso e spiega che se inizierà a far lezione dopo pochi minuti verrà interrotto, perché un gruppo di studenti ha intenzione di occupare l’aula (non si capisce bene il senso dell’occupazione per adesso), perciò preferisce abbandonare l’aula e annullare la lezione (è velocissimo e non appena finito di parlare è già lontano). Siamo più o meno in cinquanta persone dentro l’aula. Sommessamente (quindi pensando a bassa voce) borbotto che rimarrò dentro per impedire l’assemblea. Ore 12,50 – sette od otto persone entrano nell’aula e dicono (con poca educazione, traduzione, con un linguaggio poco adatto alle fanciulle) che noi (i 50) dobbiamo (e bisogna davvero riflettere su questo verbo) lasciare l’aula e andare a far lezione (se vogliamo far lezione invece di partecipare all’ assemblea che di certo cambierà il mondo) in un posto chiamato piccionaia (nomen omen). Ribatto che è insensato costringere noi tutti a spostarci, visto che il numero di quelli che vogliono far lezione è maggiore del numero di quelli che vogliono fare altro. Con furia mi viene detto che altri arriveranno (apprendo che le ragioni dei presenti vengono fatte fuori con una speranza, che è poco cristiana per di più) e quindi dobbiamo andare via perché loro stanno facendo questa battaglia per noi (più tardi apprenderò che gli studenti che hanno fatto questo non sono i rappresentanti di nessuno, non essendo stati eletti da nessuno, scoprirò anche che si sono autonominati (penso in grazia di qualche potenza divina!) rappresentanti, perché non credono nel sistema rappresentativo (la perversione logica d’una simile affermazione è evidente); per finire siamo costretti a lasciare l’aula. La maggioranza silenziosa (che a quel punto era diventata parlante) ha cercato di parlare col preside (era assente) prima e col vicepreside (assente anche lui) poi, per sapere se quelle persone avessero un permesso scritto che consentisse l’abuso compiuto (ormai). Ore 13,10 – insieme ad altri irriducibili torniamo sul luogo del misfatto per vedere quante persone siano davvero arrivate a questa assemblea. Siamo confortati dal numero (sono dodici o tredici in tutto). Però veniamo a sapere che hanno annullato l’assemblea (vista la scarsa partecipazione) e sono lì a discutere di come farla domani. Ho omesso fino ad ora un particolare che renderà questa cronaca (deprimente, ma reale) surreale. L’assemblea era prevista per le ore 11,30, ma a quell’ora erano ancor meno persone (la sera prima una festa ha stancato questi coraggiosi rivoluzionari, così la mattina erano tutti sotto il caldo d’una coperta a sognare la rivoluzione) così hanno aspettato di essere in tanti (sappiamo bene che i numeri sono relativi, perciò se siamo in dodici a fare all’amore siamo in tanti, ma se siamo in dodici a protestare, su qualche migliaio di studenti, siamo davvero in pochi). Sarebbe bello aver lo spazio per dire di Matteo (un ragazzo) che lavora come vigile del fuoco per mantenersi agli studi e che per venire alla lezione ha chiesto ai suoi colleghi di cambiare il turno di lavoro (quindi stanotte veglierà nel caso qualcuno avesse bisogno d’aiuto). Ho timore che il fascismo si sia reincarnato nella carne di questi scioperati, come farsa certo, la tragedia già c’è stata, ma bisogna impedire che queste persone (che non hanno come punto di partenza del ragionare “il principio di realtà”) mostrino una cosa che non c’è, questo li renderebbe dei veri maghi. Viva la libertà!

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